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Francesco Guccini andrà ad Auschwitz 50 anni dopo “La canzone del bambino nel vento”

Francesco Guccini visiterà il campo di concentramento Auschwitz l’10 marzo

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di Mela Giannini

Sono passati cinquant’anni dall’uscita di una delle canzoni-simbolo del pacifismo, “Auschwitz” – brano pubblicato nel 1966 sul lato B di un 45 giri dell’Equipe 84 – scritta da Francesco Guccini, canzone che raccontava la tragedia dell’olocausto.

A distanza di cinque decenni ora Guccini andrà a visitare i campi di concentramento. Il 10 marzo il cantautore partirà da Milano col treno della memoria e si  recherà per la prima volta presso quello che fu il lager che ispirò un drammatico, doloroso, tagliente e incisivo testo che recitava:
Son morto con altri cento, son morto ch’ero bambino, passato per il camino e adesso sono nel vento“.

Ad accompagnare Guccini in questa esperienza ci sarà la classe IIB della scuola media Salvo d’Acquisto di Gaggio Montano, nell’Appennino bolognese, insieme a Matteo Maria Zuppi, vescovo di Bologna. Questa viaggio fa parte di un insieme di iniziative organizzate da Cgil Cisl e Uil Lombardia con l’Alto patronato del Presidente della Repubblica.

Da questo viaggio verrà tratto un documentario, prodotto da Movie Movie di Bologna (in collaborazione con la regione Emilia Romagna più alcuni sponsor privati), e diretto da Nene Grignaffini e Francesco Conversano.

Auschwitz fu pubblicata nel 1966 sul lato B di un 45 giri dell’Equipe 84. Successivamente il brano fu inserito (con un titolo diverso, “La canzone del bambino nel vento (Auschwitz)“) in “Folk Beat n° 1“,  primo album di Guccini. La canzone è diventata un classico anche nei concerti dei Nomadi.

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Testo
Son morto con altri cento
son morto ch’ero bambino
passato per il camino
e adesso sono nel vento.
Ad Auschwitz c’era la neve
il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’inverno
e adesso sono nel vento.
Ad Auschwitz tante persone
ma un solo grande silenzio
è strano non riesco ancora
a sorridere qui nel vento.
Io chiedo come può l’uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.
Ancora tuona il cannone
ancora non è contento
di sangue la belva umana
e ancora ci porta il vento.
Io chiedo quando sarà
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà.


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