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TONY VISCONTI AL SXSW: LA CRISI DELLA MUSICA E’ LA MANCANZA DI CORAGGIO DELLA DISCOGRAFIA

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di Mela Giannini

Recentemente un grandissimo della musica, il sodale e storico produttore di David Bowie, Tony Visconti, invitato ad Austin (Texas), all’edizione 2016 del South by SouthwestSXSW ( festival musicale e cinematografico in cui si tengono anche conferenze e altro), ha detto cose interessantissime sull’attuale condizione della musica, sulla discografia e la sua crisi nel settore, sui talent, sulla fruizione della musica ….e tanto altro.

Penso sia importante ascoltare voci così autorevoli, che dal di dentro hanno fatto la storia della musica, e quando parlano lo fanno con cognizione di causa, conoscono davvero la materia di cui disquisiscono, e quando esprimono opinioni e giudizi lo fanno perché hanno toccato con mano l’evoluzione (o l’involuzione….a seconda dei punti di vista) di un settore, come quello musicale, nell’arco di decenni e decenni.

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Cercherò, di seguito, di riassumere brevemente il lungo intervento di Visconti in quel del SXSW.

Il leggendario produttore ha disegnato dei contorni davvero agghiaccianti sull’attuale condizione della discografia e del mercato, imputando la crisi soprattutto alla bassa qualità artistica di quello che si produce, per la maggior parte un POP poco coraggioso, poco “avventuroso”. Il dito viene puntato, ovviamente, anche in direzione dei discografici, che non “nutriscono” i loro artisti, non investono abbastanza.

Visconti ha ipotizzato una realtà ambientata in un futuro prossimo, in cui ci sarà un’unica etichetta discografica mondiale che governerà tutto il settore e il mercato, che si è affrancherà degli artisti più costosi e “fastidiosi” e che metterà sotto contratto solo artisti “malleabili” e compiacenti, svendendoli.

Ha aggiunto che oggi le case discografiche si limitano, nella maggior parte dei casi, a ripetere le formule del passato, con risultati qualitativi e commerciali  al ribasso di volta in volta

Ha descritto la musica mainstream, rivolta ad un pubblico adolescente, come “un computer e una voce che è stata manipolata per chissà quanto tempo“.

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Visconti ha continuato dicendo che le case discografiche hanno bisogno di riscoprirsi e di entrare nell’ottica che dovrebbero vendere CULTURA, che dovrebbero scoprire artisti del calibro di grandi del passato, ad esempio, alla Joni Mitchell o alla Jimi Hendrix , perché, ha aggiunto, ci sono grandi talenti nascosti che potrebbero essere il prossimo David Bowie, i prossimi Beatles, il prossimo Springsteen, gente che vive nascosta da qualche parte nel mondo e che non ha la possibilità di emergere. Il produttore ha fatto l’esempio di un gruppo di San Francisco, i Sun Kil Moon, uno dei preferiti, ultimamente, dal compianto David Bowie.

Ovviamente il produttore ha parlato anche, non positivamente, della musica in streaming e delle piattaforme come Spotify, dicendo che quest’ultimi pagano gli artisti un salario misero di sussistenza, giusto  “una bella cena a base di bistecca“.

Visconti si è rivelato scettico sulla enorme quantità di musica che molti artisti indipendenti caricano in rete, in modo confuso e in maniera poco meditata, come ad esempio la musica messa su YouTube,  una situazione che causa inevitabilmente una sorta di “intasamento delle arterie” del mondo della fruizione musicale .

Il produttore ha evidenziato il paradosso che vede da una parte la popolazione mondiale aumentare con gli anni e dall’altra un costante decremento delle vendite dei dischi, dovuta, a suo dire, alla scarsa qualità della moderna musica pop: “Negli anni ’70 voci come i Fleetwood Mac vendevano tra i 14 ei 16 milioni di dischi. Da allora la popolazione mondiale è quasi raddoppiata a quasi 8 miliardi e l’anno scorso Taylor Swift ha venduto 12 milioni di dischi. Con la popolazione che raddoppia come mai non siamo in grado di vendere dischi? Le etichette discografiche ora non si stanno dando qualità, è per questo che si è disincantati, è per questo che non si comprano dischi “.

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E nonostante la qualità dei prodotti è bassa, la maggior parte degli addetti ai lavori attribuisce il calo delle vendite solo, o unicamente, al fatto che la musica è così facilmente acquisita gratuitamente su Internet. Ma non è solo questo il motivo.

Visconti ha inoltre toccato il tasto “TALENT”, dicendo che queste trasmissioni televisive sono illusorie, danno l’impressione “che diventare una grande star è solo questione di fortuna. Si pensa che la soluzione sia nell’immagine, che basta avere una pettinatura e un trucco alla Hunky Dory – fino alla prossima settimana“.

Tony Visconti ha concluso ricordando il suo amico David Bowie e ribadendo che l’industria musicale dovrebbe essere più coraggiosa, specialmente nella ricerca di nuovi artisti: “Guardate quei ‘mostri’ là fuori, quelli veramente strani, perché sono quelli che il pubblico vuole sentire“, e  ha aggiunto che le case discografiche dovrebbero trascorrere del tempo a coltivare il talento, citando l’esempio di Kate Bush, che fu maturato e sviluppato nell’arco di alcuni anni dalla EMI prima che venisse pubblicato il primo singolo.


Fonte The Guardian

 

 

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