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A chi conviene il ritorno al vinile

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di Mela Giannini

Che il Vinile stia prendendo di nuovo “quota” nel mercato discografico ormai è una realtà, una di quelle realtà che stampano di nuovo il sorriso sulle facce dei discografici e degli artisti, costretti e schiacciati, ormai da troppi anni, in un settore drammaticamente in crisi.

Dalla fine degli anni ’90, il modo di fruire la musica è cambiato drasticamente, di pari passo con l’avvento dell’era del Web e del digitale.
Prima l’analogico e il vinile ha, piano piano, lasciato il posto al digitale e al CD, poi, molto meno piano, è arrivata l’era dei download…e ora siamo immersi nell’era del “vuoto cosmico” della musica liquida, degli streaming, fruizione illimitata di cataloghi e cataloghi di musica, tutto apparentemente a portata di mano e quasi (?) gratis per i fruitori, e mal pagata agli artisti e agli addetti ai lavori da chi gestisce le piattaforme in streaming.

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere un articolo di diversi mesi fa in cui si parlava di Neil Young che definiva il ritorno al Vinile solo una moda, perché quella che si ascolta oggi, secondo lui, è la versione digitale degli album trasferita in formato analogico.

E in effetti è tutto vero, Young ha ragione quando dice: “Molte persone che oggi acquistano gli lp non sanno che ciò che ascolteranno è in realtà la versione cd dell’album, stampata su vinile”.

Ricordiamo, comunque, che il rocker canadese, negli ultimi anni, è impegnato nella promozione di un suo sistema ad alta fedeltà, il PonoMusic, per cui ha tutto l’interesse di dire quello che dice.

Comunque Young fa riferimento ai “MASTER” per cd digitali che oggi la discografia vende stampati su di un vinile.
Il master è il supporto su cui viene registrato, in sala di incisione, un disco.
Diversi anni fa, quando ancora non c’era l’avvento dell’era digitale, i Vinili erano contrassegnati con la sigla AAA, e ciò significava che la produzione veniva effettuata per la maggior parte in analogico, dalla registrazioni (registrazione su bobina), ai mix, compreso i riversaggi su supporti sempre analogici, come il vinile o la cassetta.

Oggi la maggior parte della produzione viene fatta in digitale e poi riversato sul vinile.
Ormai sono rimasti pochi studi di registrazione in cui è possibile effettuare registrazioni analogiche, e pochissime sono le produzioni che si avvalgono dell’analogico. La musica, per grandissima parte, percorre vie digitali, dall’inizio alla fine.

Ma Neil Young sicuramente faceva riferimento, nello specifico, al master e alla sua risoluzione digitale, agli altissimi volumi di riproduzione e alla conseguente scarsa qualità del prodotto una volta riversato sul supporto fisico.

Ma il problema del mercato discografico-musicale oggi non è la “qualità dei supporti”. I discorsi sulla “qualità”, in questi frangenti, sono un espediente per aggirare il vero problema, che è quello che chi fa musica NON VIENE PAGATO ADEGUATAMENTE, e che ad essere pagati (quando si paga la musica) direttamente dai fruitori sono i gestori delle piattaforme in streaming e degli store digitali, non chi produce musica. E questo a causa della poca lungimiranza delle case discografiche che agli inizi del 2000 non hanno capito cosa stava succedendo, non hanno percepito i cambiamenti che internet stava apportando nel modo di fruire la musica. E invece di accodarsi e fare propri certi “cambiamenti”, li hanno combattuti, con grossissimi dispendi di energie e denaro in lunghe battaglie legali (vedi, ad esempio, le battaglie legali contro napster).

A questo punto della fiera, non è vero quello che dice Neil Young che “il vinile non conviene a nessuno“. Certo non conviene a gente come Young che ha investito su supporti digitali (vedi PonoMusic). Certo potrebbe non convenire nemmeno alle major, che tagliano i costi di distribuzione del prodotto fisico.

Ma di certo serve ai “piccoli produttori”, agli indipendenti…e serve anche ai noi, e soprattutto ai ragazzi, perchè il culto della musica COMPRATA con il vinile è una forma di cultura, quella cultura con cui molti di noi, amanti della musica, sono cresciuti, frequentando posti di aggregazione come i negozi di dischi, gli amici che si scambiano i vinili, gente che interagisce grazie alla musica.

Per non parlare dell’aspetto pedagogico legato all’acquisto del vinile, che è quello di dare “VALORE” a qualcosa, perchè oggi come oggi, in un periodo in cui si può avere tutto gratis (o quasi) illimitatamente, si tende a non dare valore alla musica e al lavoro di tanta gente che c’è dietro ogni produzione discografica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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