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Radiohead ritornano su Spotify e escono con un video contro l’Islamofobia

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di Mela Giannini

La notizia è una di quelle che lascia perplessi, prima di tutto per i soggetti in causa, gli irriducibili Radiohead dell’ineffabile Tom Yorke, leader della band.

Facciamo prima una premessa doverosa. Qualche tempo fa, a giusta ragione, Tom Yorke aveva mosso dure accuse contro i servizi di streaming, rei di riconoscere compensi irrisori agli artisti. Dopo questa invettiva i Radiohead ritirarono tutto il loro materiale dalle piattaforme streaming.

Ora la band inglese, all’improvviso, dopo aver cancellato tutti i contenuti dai loro profili social, creando così di fatto un grande eco mediatico – e promozionale -, esce con un vecchio-nuovo brano, “Burn the Witch” (come avevamo già parlato in un precedente articolo) e non solo: il brano, tra lo stupore di tutti, è disponibile addirittura su Spotify, oltre che su Tidal e Apple Music.

Spotify, dal suo profilo ufficiale, ha twittato "Yes Radiohead, yes"
Spotify, dal suo profilo ufficiale, ha twittato “Yes Radiohead, yes”

Il nuovo singolo è accompagnato da un particolare video che è stato caricato proprio su YouTube, la piattaforma che lo stesso Yorke aveva paragonato tempo fa ai nazisti. Il video, attualmente, ha già ottenuto più di otto milioni di view, dimostrando, evidentemente, che la trovata di marketing di bistrattare la rete, andar via e poi tornare dai social e dalle piattaforme streaming, a costo di risultare un tantino incoerenti, comunque alla fine paga.
Alcuni sostengono che a far cambiare idea ai Radiohead sia stata la loro casa discografica, la XL Recordings (la stessa di Adele), ma viste le forti personalità dei componenti del gruppo i dubbi rimangono.

Ma ritornando a cose più importanti, come il video corredato al singolo “Burn the Witch” (ispirato, tra le altre, dalla serie britannica Camberwick Green e l’horror del 1973, The Wicker Man), che porta la firma alla regia di Chris Hopewell, è importante sottolineare che quest’ultimo è stato realizzato per scopi davvero ammirevoli.

Durante un’intervista con Billboard l’animatore della stop-motion “Burn the Witch”, Virpi Kittu, ha detto che il concept del video è stato realizzato basandosi su riflessioni riconducibili all’Islamofobia e all’attuale crisi dei rifugiati in Europa.
Kittu ha inoltre aggiunto che il motivo per cui si è usata l’animazione per il video è perchè la band aveva chiesto di attirare l’attenzione sulla crisi e sul continuo “dare la colpa alle persone diverse da noi, dare la colpa ai Musulmani”. E cosa meglio di una stop-motion che viene affiancata a dei personaggi “simpatici” e a un tema così forte, come quello dipinto nel video e nella canzone?  Quello che ne è venuto fuori era proprio quello che volevano i Radiohead, così come ha spiegato Kittu: “Volevano che il video fosse in contrasto con il significato della canzone, per risvegliare le persone” dalla distorsione della realtà in atto, che porta a pensare e agire a mo’ di caccia alle streghe, un modo di creare “l’insicurezza attuale con il gioco di incolpare persone, alimentato da politici anti-immigrazione”.

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