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Intervista all’Avv. Giorgio Tramacere: l’importanza della SIAE rispetto ad altre società

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di Mela Giannini

Qualche giorno fa la vicenda di Fedez che lascia la SIAE per Soundreef ha riaperto il dibattito sull’intrigato mondo dei diritti d’autore. Molti e confusi sono stati i vari commenti e opinioni in merito, soprattutto rispetto alle nuove normative europee nel campo.
Per capirne di più ho fatto una chiacchierata con Giorgio Tramacere, un avvocato che da tempo si occupa di diritti d’autore.

Quanto segue è quanto ci siamo detti:

La scelta di Fedez di lasciare la Siae mette in discussione il monopolio?

Penso che la cancellazione dalla SIAE per iscriversi a Soundreef annunciata in pompa magna dal sig. Fedez sia soltanto una mossa politica studiata ad arte, diretta a provocare una reazione da parte del Governo per porre fine al regime di monopolio della SIAE. Ricordiamoci che proprio in questi giorni il Parlamento ha delegato il Governo per attuare la Direttiva 2014/26/UE, che avrebbe dovuto essere recepita entro il 10 aprile 2016, avente ad oggetto non l’abolizione del regime del monopolio, ma il miglioramento del funzionamento degli organismi di gestione collettiva in materia di diritti d’autore. Quindi la mossa pilotata del sig. Fedez è arrivata, con un tempismo perfetto, con l’unico intento di destabilizzare il sistema e creare confusione agli autori e agli addetti ai lavori. In realtà questa notizia ha fatto un gran polverone, ma non ha mandato in confusione nessuno. Quello che mi diverte però è il tifo, talvolta sfrenato, e i festeggiamenti da parte di alcuni autori o di qualche osservatore che cavalcando l’onda vorrebbero ottenere l’abolizione del monopolio SIAE e liberalizzare la gestione dei diritti d’autore. In realtà non c’è niente da festeggiare.

Per quale motivo un autore potrebbe decidere di lasciare la SIAE per iscriversi a Soundreef?

Forse per sentire la propria musica diffusa nei centri commerciali quando fai la spesa o in sala d’attesa negli studi dentistici? I motivi in realtà potrebbero essere la protesta nei confronti del sistema di gestione e del malessere che regna nel sottobosco musicale italiano, mi riferisco alla tassa di iscrizione che si aggiunge alla percentuale dell’aggio e alla ripartizione dei diritti di pubblica esecuzione a campione per le feste private. Altri motivi non ne vedo.

Quali sono le differenze tra la Siae e Soundreef?

Tantissime. Molto sinteticamente:

1)   la SIAE è un Ente Pubblico a base associativa non a scopo di lucro e Soundreef è una società privata a scopo di lucro.

2)   la SIAE è l’unico soggetto legittimato dalla legge a raccogliere dagli utilizzatori tutti i proventi dei diritti e a distribuirli agli autori ed editori. Soundreef allo stato non può incassare dagli utilizzatori e distribuire ai propri associati la maggior parte dei diritti (drm, radio, televisione, digitale);

3)   la SIAE gestisce tutti i diritti; Soundreef no, perché non ha accordi diretti con gli utilizzatori;

4)   la SIAE è gestita e governata dagli associati; Soundreef è gestita esclusivamente dai privati che detengono le quote della società;

5)   infine, la SIAE applica un aggio medio di 16,7% sui diritti raccolti (trattenuta alla fonte su quanto incassato), Soundreeef invece applica un aggio pari al 25% sul live e del 50% sulla musica da sottofondo nei centri commerciali. Ciò vuol dire che se un autore iscritto alla SIAE matura nel semestre di riferimento € 10.000, la SIAE liquiderà all’autore € 8.330 e tratterrà alla fonte € 1.670. L’autore iscritto a Soundreef nello stesso semestre su € 10.000 di diritti ne percepirà soltanto 7.500 per il live e € 5.000 sulla musica da sottofondo nei centri commerciali, perché la trattenuta di Soundreef è maggiore.

Ci sono altre differenze tra le due società di gestione?

Oltre a questi fattori, un autore dovrebbe tenere presente che Soundreef per entrare nel mercato dei centri commerciali propone e vende la musica dei propri iscritti al 50% in meno rispetto alle tariffe SIAE e SCF e ciò a scapito degli autori e dei produttori. Lo slogan che Soundreef rivolge ai propri clienti è significativo “un’alternativa alla SIAE che ti permette di risparmiare e di avere musica nel tuo punto vendita”. Viene cioè avvantaggiato il centro commerciale non l’autore. La musica qui è venduta, anzi è svenduta, al pari di un oggetto di arredamento di un punto vendita e questo non è il massimo per un autore. Quindi se calcoliamo che le tariffe di Soundreef sono dimezzate del 50% rispetto a quelle della SIAE, se calcoliamo anche l’aggio del 25% sui proventi raccolti, se consideriamo che Soundreef non potrà nemmeno raccogliere tutti i diritti (diritti di riproduzione meccanica, radio, tv e digitale), non vedo come un autore possa decidere di lasciare la SIAE per iscriversi a Soundreef. In ogni caso, anche se nel prossimo futuro verrà data la possibilità a Soundreef di incassare direttamente dagli utilizzatori i proventi dei propri autori in manifestazioni dove vengono utilizzate anche opere del repertorio SIAE, Soundreef dovrà affidare comunque la gestione alla SIAE. Ciò comporterebbe che l’autore iscritto a Soundreef percepirebbe i propri diritti al netto del 16,7% per l’aggio di competenza della SIAE e al netto dell’ulteriore 25% dell’aggio Soundreef. Non mi sembra un affare.

Che effetto avrà la cancellazione di Fedez dalla Siae sui brani già depositati?

Per ora la cancellazione dalla SIAE di Fedez è stata soltanto annunciata, credo però che non si tratterà di cancellazione, ma di limitazione di mandato soltanto per alcuni diritti. Comunque, se in questi giorni venisse formalizzata, avrebbe effetto soltanto dalla data dell’1.01.2017. Se ciò avverrà, dopo quella data i suoi diritti per tutto il suo repertorio depositato non verranno più liquidati dalla SIAE fino a quando non sarà intervenuto un accordo con Soundreef. Questo non si verificherà, invece, per gli altri coautori di Fedez, i quali iscritti alla SIAE continueranno a percepire i propri compensi.

Sarà libera concorrenza o continuerà il monopolio Siae?

Io sono convinto che per rendere più efficiente la gestione dei diritti sia necessario non tanto porre fine al monopolio della SIAE, ma riformare i meccanismi di funzionamento, di efficienza e di trasparenza sulla base della direttiva europea, applicando le nuove tecnologie, il tutto nell’interesse degli associati. La liberalizzazione selvaggia della gestione dei diritti e l’abolizione del regime di monopolio causerebbe danni devastanti, matematici e irreparabili a tutti gli autori e ciò a vantaggio degli utilizzatori, i quali non sapranno più con chi negoziare e chi dovranno pagare! La liberalizzazione della gestione dei diritti e la presenza di più collecting societies private, all’interno dello stesso paese, creerà soltanto una giungla selvaggia che permetterà agli utilizzatori delle opere di non pagare più i diritti, o quantomeno di sospendere o ritardare i pagamenti proprio per la confusione che si creerà per individuare l’interlocutore e per ottenere le licenze di utilizzazione delle opere. Ad esempio, una televisione che vorrà utilizzare quel brano sarà obbligata a negoziare con più organismi di gestione. Teniamo presente che negli Stati Uniti, dove vige il principio della libera concorrenza, si sta andando proprio nella direzione opposta. Il Copyright Office, infatti, ha recentemente raccomandato alle tre società di collecting americane di aggregarsi per il futuro della musica, perché, nell’attuale mercato digitale e globale, la presenza di più società per la gestione delle opere musicali ha generato soltanto problemi e danni agli autori. Quindi teniamoci stretta l’esclusiva della SIAE.

Ma con l’attuazione della direttiva europea il monopolio può rimanere in Italia?

Assolutamente sì. Il monopolio potrà rimanere e rimarrà, sia perché è l’unica forma di gestione efficiente, sia perché non si pone in contrasto né con la direttiva, né con i principi della UE della libera circolazione dei servizi. Anzi la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in una recente sentenza del 27 febbraio 2014 (causa n. C-351/12), ha addirittura ritenuto legittimo il regime di monopolio delle società di gestione dei diritti. Il monopolio è sicuramente un vantaggio e una garanzia per i più deboli, perché il mercato libero porterebbe vantaggio soltanto ai forti che, in forma aggregata, andrebbero a negoziare autonomamente con gli utilizzatori, lasciando ai deboli un minimo spazio, se non il nulla. Io penso che la fine del monopolio in Italia procurerà soltanto confusione e malcontento e le collecting societies che nasceranno come funghi, oltre ad abbattere le tariffe e a lucrare sui diritti a scapito degli autori, non saranno comunque mai in grado di gestire autonomamente i diritti per conto dei propri associati e ciò per la mancanza di strutture, di uffici periferici, di personale e di software. Se così sarà, ma non penso proprio, si creerà comunque in Italia un nuovo regime di monopolio (imperfetto questa volta), perché le nuove collecting societies, se vorranno sopravvivere e raccogliere veramente i diritti dei propri associati, dovranno necessariamente rivolgersi ancora alla SIAE. Quindi prima di affidare i vostri diritti a società private pensateci non due, ma tre volte.

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