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Finalmente Mengoni è “All’Altare”: si celebri il ritorno di un grande talento – Boosta scrive una canzone stupenda per lui

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di Mela Giannini

E’ uscito l’altro giorno un album stupendo, di quelli che da tanto aspetti, quell’ancora di salvezza che agognavi, quella boccata d’aria fresca che cercavi per sopravvivere in un ambiente asfittico. Boosta, uno dei fondatori dei Subsonica, ha debuttato con un album solista dal titolo emblematico, se vogliamo, perchè chiamare un disco “La Stanza Intelligente” ha in questo caso il suo perchè, e lo ha soprattutto se misuriamo con il metro di misura dell’intelligenza la “cifra” di chi s’avventura controcorrente, in un’impresa tanto ardita come ardito è questo album, originale, ben scritto, ben arrangiato, ben prodotto, in cui la parola mainstream è bandita.

Boosta, che fondamentalmente è un grande musicista, un tastierista superlativo, un eccellente arrangiatore, un incredibile produttore, oltre ad un altro milione di cose che sa fare bene, non è propriamente un “cantante”. Per cui, a parte 2 canzoni cantate da lui, il resto delle 13 tracce dell’album sono state affidate ad interpreti che con le loro peculiarità artistiche hanno valorizzato al massimo la canzone a loro affidata.

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Quindi qui troviamo un grandissimo Enrico Ruggeri che canta una canzone che non può non farti venir nostalgia de I Decibel, perchè il brano ci restituisce un Ruggeri che sembra tornato dal passato; troviamo anche un sorprendente Raf, anche lui maledettamente perfetto tra le note della canzone a lui affidata, una Malika Ayane che ti prede e ti porta per mano attraverso ogni parola che sfiorando canta, un Giuliano Palma che non ti aspetteresti mai, un Luca Carboni affascinante e travolgente, un Nek impeccabile e credibile in un frangente fatto di elettronica.

Ma tra tutte le collaborazioni in quest’album, ce n’è una che è una vera e propria perla… anzi un diamante, qualcosa che ti fa dire istintivamente: FINALMENTE … ECCOLO!

Sto parlando della canzone che Boosta ha scritto solo per la voce di Mengoni, una canzone che poteva essere cantata solo da Mengoni. La canzone si chiama “All’Altare” e mai come adesso, chi ha sempre creduto fortemente nel GRANDISSIMO talento di quest’artista, ringrazia mille e mille volte ancora Boosta per questo regalo, perchè ha scritto e ha arrangiato qualcosa di straordinario, ma più di tutto ha prodotto questo brano riportando Mengoni sulle sponde della sua grandezza artistica, che ormai era diventata un lumicino che vedevi da lontano in una notte di nebbia lunga due anni.

 

Dicevo, FINALMENTE un Marco Mengoni in tutto il suo splendore fatto di talento indiscutibile e di quell’unicità che lo rende grande e che lui stesso sta inspiegabilmente sacrificando (a parte qualche guizzo… vedi Guerriero) costringendosi in un’omologazione che sembra senza fine in quest’ultima produzione di un progetto biennale in divenire… e rivenire, divenire … e rivenire, divenire… e rivenire, e così di seguito, come in un loop che si fatica sia a capire che a fermare. E quanto dispiacere provoca tutto ciò, viste le potenzialità di colui che parliamo.

Questo brano che Boosta, come già detto su, ha scritto solo ed unicamente per lui e la sua voce e le sue capacità, è straordinario e porta obbligatoriamente a fare delle considerazioni, e la prima tra tutte e che è inevitabile notare la cifra che fa la differenza tra una produzione ed un’altra… una che propina lo stesso brodo riscaldato a tutti indistintamente e trasversalmente e l’altro che crea arrangiamenti da vero musicista qual’è, perle che sposano perfettamente le indiscutibili caratteristiche artistiche di Mengoni, un artista che se prodotto da gente come Boosta, sarebbe come dare fuoco a dei cannoni che tutto travolgono e tutto colpiscono. Nell’interpretazione di questa canzone è racchiusa tutta la sintesi di quello che potrebbe essere Mengoni fuori dagli schemi di un mainstream fatto di canzoni tutte dannatamente simili.

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Ascoltare il lavoro finito tra Boosta e Marco ti viene dal cuore dire “ma che bella questa canzone, e come bella la rende Marco” con una interpretazione da fuoriclasse, in cui la sua voce si appoggia sulla metrica e danza sulle note… e si finalmente canta, e finalmente lo fa a suo modo, su una musica in grado di sollevarci e sollevarlo ad una spanna da terra, lì dove merita di essere.

L’attacco minore del piano ci porta verso un cammino deciso e di scelta (il matrimonio di un Uomo). Incalza il brano e muove gli accordi verso le debolezze che hanno tutti, e in questo (muovere) Marco è straordinario, mentre canta “quando il cielo verrà nero come un bambino io mi bagnerò…tu sposami…e imparerò a credere in Noi”.

Consigliamo al nostro Marco di fare un serio pensierino su chi chiamare a produrre i suoi prossimi lavori, perchè Boosta potrebbe essere un’ottima scelta.

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