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Alla corte di sua maestà PETER GABRIEL…genio,creatività e arte nella sua forma più nobile. Concerto di Assago 7/10/2013

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di Mela Giannini
Unica data in Italia del “Back To Front Tour 2013”di Peter Gabriel è stata quella di ieri sera, 7 Ottobre, al  Mediolanum Forum di Assago-Milano.

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 Lo spettacolo “offerto” al pubblico da questa ICONA della musica, è stato, neanche a dirlo, SPETTACOLARE… lui un pezzo di storia vivente della musica che conta, creatività fatta a persona, maestro d’arte di prim’ordine a cui in molti, nel mondo musicale, si sono ispirati o da lui hanno imparato, assorbito…e con la sua musica sono cresciuti.

Una carriera lunghissima, che parte daglia albori con i mitici Genesis, fino ai giorni nostri, fino all’uscita della versione rimasterizzata di So, pubblicata per celebrare il venticinquesimo anniversario dell’album multi-platino…e fino all’ultimo progetto discografico  “And I’ll scratch yours” (seconda parte di un progetto iniziato nel 2010 con “Scratch my back” dove Peter Gabriel reinterpretava brani di grandi artisti contemporanei, tra cui  David Bowie, Lou Reed, Neil Young, Radiohead.) un vero e proprio capolavoro, un album dove le canzoni di Peter Gabriel vengono  reinterpretate dai suoi colleghi, nomi del calibro di Lou Reed, Brian Eno, Arcade Fire, Paul Simon e Regina Spektor.

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Nel “Back To Front Tour 2013”, così come si è visto ieri sera ad Assago, Peter è accompagnato da due coriste, Jennie Abrahamson e Linnea Olson, e dai suoi storici collaboratori, i musicisti Tony Levin, David Sancious, Manu Katché, David Rhodes e Manu Katché.
La scenografia è suggestiva e minimalista, di grande impatto, con grandi giochi di luce e braccia roboanti con cui l’artista e i suoi collaboratori interagiscono.

Il concerto vero e proprio è stato composto da tre momenti artistici diversi, quello acustico, quello elettrico e quello in cui vengono suonati tutti i brani di “So”

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Per cui la scaletta era così composta:
(Acustico):
“O but”
“Come talk to me”
“Shock the monkey”
“Family snapshot”

(Elettrico)
“Digging in the dirt”
“Secret world”
“The family and the fishing net”
“No self control”
“Solsbury Hill”
“Why don’t you show yourself”

(“So”)
“Red rain”
“Sledgehammer”
“Don’t give up”
“That voice again”
“Mercy street”
“Big time”
“We do what we’re told (Milgram’s 37)”
“This is the picture (Excellent birds)”
“In your eyes”
(Bis)
“The tower that ate people”
“Biko”

 

Tra il numerosissimo pubblico,si scorgono anche facce note tra attori, giornalisti, artisti, tra cui Renato Zero e Zucchero.

Spiegare a parole ,nella sua totalità, artistica e scenografica…nonchè “rappresentativa”, uno Show del  “Back To Front Tour 2013”, non è cosa facile, perchè bisogna esserci…bisogna guardarlo, ascoltarlo e viverlo in prima persona.

Lo Show inizia con un intermezzo acustico in versione soundcheck, dapprima a luci basse e poi a luci accese. In questo momento fa il suo ingresso sul palco Peter che si posiziona vicino il piano e comincia a cantare, accompagnato al contrabasso da Tony Levin, una ballata bellissima “O but”.
Dopo entrano le coriste Jennie Abrahamson e Linnea Olson.

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Tutto si gioca sulla suggezione creata tra l’intreccio delle canzoni, la scenografia, le “trovate tecnologiche”, le telecamere che ruotano sul palco, gli schermi, le luci…è qualcosa che ti prende a 360°, che non lascia spazio a distrazioni alcune per tutta la durata del concerto.

L’emozione che trasmette “Shock the monkey“, suonata unplugged, arrangiata in stile Funk  è qualcosa di eccezionale,  seguita da “Family snapshot” in cui chitarre e basso la fanno da padrona mentre le luci si abbassano completamente.
E a questo punto, terminata la parte “acustica” del concerto, comincia quella “elettrica”, composta da 6 canzoni, in cui nella prima  “Digging in the dirt” Peter Gabriel si porta al centro del palco.
Lo spettacolo a questo punto è un pulsare continuo, graffiante, incalzante con chitarre elettriche, basso e batteria che non concedono un attimo di tregua a chi ascolta…e su questa scia entra l’artificiosa quanto complicata “The family and the fishing net”, brano poco orecchiabile, per usare un eufemismo, seguita da “No self control” in cui le luci, in modo suggestivo, si concentrano tutte su Peter, fino ad arrivare alla canzone che chiuderà la seconda parte del concerto, “Why don’t you show yourself”.

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A questo punto inizia forse la parte più bella di tutto lo Show, dove vengono suonate, ad una a una, tutte le canzoni dell’album “SO”.
Da questo momento in poi, il coinvolgimento del pubblico nello lo show è completo ( anche perchè quasi tutte le canzoni dell’album SO sono conosciutissime)…e si comincia con “Red rain”, poi “Sledgehammer”, canzone cantata insieme al pubblico in modo appassionato…e ancora la stupenda e attualissima (nei suoi contenuti del testo) “Don’t give up”, che Peter duettò a suo tempo con Kate Bush, seguita a ruota da “That voice again” , in cui il musicista Levin da il meglio di se, e “Mercy street” che Gabriel canta sdraiato a terra.
Dopo “Big time“, arriva l’apice della “SUGGESTIONE RAPPRESENTATIVA”, quasi in puro stile Pink Floyd,
“We do what we’re told (Milgram’s 37)”, dove tutti i componenti presenti sul palco sono mascherati e immobili, muovendosi come automi, una rappresentazione scenica che evoca scenari in cui le “masse vengono condizionate da poteri autoritari”, subendo una sorta di lavaggio del cervello, riferimenti anche poco velati della condizione sociale che attualmente la popolazione mondiale vive, condizionata dai media, dai poteri forti, dagli interessi, dalla politica e così via.
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Con “This is the picture (Excellent birds)” vengono messe in evidenza i suoni di un  Funk raffinato, mentre i suoni etnici sono la base su cui poggia la bellissima “In your eyes”, ultima canzone in scaletta.

Seguono alla fine i “Bis” con “The tower that ate people” e l’immancabile “Biko”, canzone piena di significati e messaggi politico-sociali, canzone che parla della lotta dei diritti  civili di tutta la gente in qualche modo oppressa e discriminata nel mondo (ricordiamo che questa canzone fu scritta da Peter per ricordare l’attivista sudafricano ucciso dalla polizia nel 1977).

Questo è il momento forse più suggestivo, a livello emotivo, perchè Peter sembra quasi che “parli” invece di cantare, sembra che stia lì, su quel palco, con le braccia alzate e i pugni ben stretti rivolti in cielo a spronare la gente a “pensare e fare” socialmente …e tutto questo mentre la batteria non smette nel suo continuo “segnare il tempo” e mentre la gente continua a cantare all’unisono.

soundcheck

Finisce così un concerto che certo non lascia indifferenti, uno spettacolo che mette in scena l’arte nella sua forma più nobile, che sia questa essere un arrangiamento, un suono, un assolo, un gioco di luci,un testo…un “canto”, una celebrazione  dell’emozione, quel sentimento che fa “sentire-provare-pensare”, fonte di ispirazione della magia che è la musica e il modo di far musica di un artista come Peter Gabriel, che definire “GRANDE” è quasi riduttivo.

E a fine concerto si torna a casa un pò più ricchi…ma con tanta nostalgia, perchè momenti come quelli che offre un concerto di Peter Gabriel sono irripetibili e cosa rara nell’attuale panorama musicale.

 

 

 

Video amatoriale di un momento del concerto-Peter Gabriel  che canta “Solsbury Hill”
(si ringrazia per il video Paolo Giorgio)
[youtube id=”m7T0PSeopbw”]

 

Video amatoriale di un momento del concerto-Peter Gabriel  che canta”Come talk to me”
(si ringrazia per il video Paolo Giorgio)

[youtube id=”i4kICjLSTBk”]

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