Home Musica A venti anni dalla morte di Mimì: la voce dell’anima mai dimenticata!

A venti anni dalla morte di Mimì: la voce dell’anima mai dimenticata!

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di Mela Giannini
Era il 14 Maggio del 1995, venti anni fa.
Nando Sepe (manager di Mimì), pigia quel campanello di casa Domenica Rita Adriana Berté (in arte Mia Martini), in Via Liguria 2 a Cardano del Campo, in provincia di Varese (dove si era trasferita per essere più vicina a quel padre con il quale si era riconciliata dopo anni di tormenti).

Minuti interminabili, silenzio interminabile, angoscia interminabile e una strana ed inquietante sensazione che spinge Nando a non demordere, a continuare a suonare quel campanello. Ma nulla. Dopo vari tentativi di entrare in casa di Mimì, si decide di chiamare i Vigili del Fuoco per sfondare la porta.

I pompieri arrivano, la Citroën verde di Mimì è parcheggiata sotto casa…un botto, sfondano la porta e il tragico destino si palesa ai loro occhi. Mimì è stesa sul letto, con indosso le cuffie del walkman e sulle labbra un sorriso che pare sereno…un corpo senza vita da 48 ore, un corpo che sembrava aver ridato “Libertà” ad una tormentata anima!

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La notizia arriva velocemente nelle redazioni giornalistiche e nelle televisioni, e i telegiornali cominciano a dare la notizia, con tutti gli orpelli con cui i media sono abituati a trattare questi drammi. Massacrano impudicamente questa grande artista da morta così come avevano fatto da viva. Ovviamente tutti rimarcano il motivo della morte, overdose da cocaina. Parlano della “macchia” della droga, tralasciando di parlare però del calvario e le sofferenze che hanno spinto a quell’epilogo un’anima così fragile e sensibile. Come un’orda di sciacalli si precipitano sotto casa della sorella Loredana, dando cronaca delle urla che uscivano dalla sua casa.
Per anni, parte dell’ambiente musicale italiano, la parte più squallida, quella che era indispettita dal grande talento e artisticità di Mimì, dal suo essere diversamente “ARTISTA” senza compromessi,  aveva “montato” falsità sul suo conto, calunnie e dicerie, fino a cucirle addosso delle vesti Pirallendiane alla “Mattia Pascal“, dicendo di lei che portava “Jella“.

Mimì aveva cominciato la sua carriera negli anni sessanta, prima incidendo i primi singoli con Carlo Alberto Rossi e poi, appena arrivata nella capitale, insieme agli altri due “compagni” d’avventura, Renato e Loredana (la sorella). Era la fine degli anni ’60, i tre erano inseparabili e volevano mettere su un gruppo musicale. Ma a Roma Mimì conosce la grande Roberta Ferri e questo incontro/amicizia la segnerà artisticamente; cominciano le sperimentazioni con vari artisti, compresi quelli Jazz, e mentre comincia a farsi conoscere nell’ambiente, arriva la prima disavventura che sembra compromettere la sua carriera, l’arresto in Sardegna per possesso di hashish e la condanna a quattro mesi di carcere.

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Da qui comincia il cammino tortuoso di quell’ESSENZA, immensamente sensibile, che fu Mimì, un intreccio complesso tra la Donna e l’Artista, due entità in un unico corpo e cuore, che hanno sempre camminato mano nella mano… e mai, con lei, l’arte è stata priva di veriticità umana e viceversa. Lei era “essenzialmente vera”, lo era sempre stata, da quando cominciò indossando i suoi cappelli a bombetta fino alla fine, fino a quando il fardello del vivere fu per lei insopportabile.

Si racconta che dopo l’arresto in Sardegna, appena sbarcata dal traghetto a Civitavecchia, in una giornata piovosa che Dio la mandava in terra, Mimì, come prima cosa, entra in un bar, ordina un cappuccino e va sotto la pioggia torrenziale a bersi la bevanda calda, mentre tutta la gente intorno a lei la guarda attonita…e in quel momento Mimì decide che nulla l’avrebbe fermata.

Comincia così la sua sfida all’ambiente musicale capitalino, si unisce al trio Jazz di Totò Torquati e comincia a cantare nei più importanti locali della capitale, conquistando piano piano il pubblico. Qui conosce il proprietario del Piper, il mentore di Patty Pravo, Alberigo Crocetta, che comincia a produrre i suoi primi lavori… e da qui nasce il nome d’arte “Mia Martini“. Erano i primi anni ’70.

Per lei scrivono grandi autori,  Baldan Bembo, Bruno Lauzi, Franco Califano, Claudio Baglioni, Ivano Fossati,  Biagio Antonacci, Lucio Battisti, Gianni Bella, Giancarlo Bigazzi, Riccardo Cocciante, Paolo Conte, Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Mango, Mogol, Enrico Ruggeri, Antonello Venditti e tanti altri. Non tardano ad arrivare successi, dei “classici” che hanno oltrepassato la barriera del tempo, cominciando proprio da “Minuetto”.

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Segue poi “E non finisce mica il cielo” al Festival di Sanremo dell’ 82 (Finalista del Premio della Critica che da quell’anno fu dedicato proprio al suo nome). Dopo quel Festival, dopo aver collaborato con la sorella a “Non sono una signora” e dopo aver cantato nei cori di uno dei primi successi di Eros Ramazzotti, “Terra promessa“, Mimì comincia a mostrare i primi segni di insofferenza verso l’ambiente musicale e decide di ritirarsi, nonostante molti colleghi, da Fossati a De Andrè, da Daniele a Conte ecc ecc, le dimostrano affetto e le chiedono di ripensarci. Ma nel 1985 lei “decide”, e va a cercare conforto tra le braccia della sorella maggiore, Leda Bertè, andando a vivere con lei a Calvi in Umbria. Per quattro anni non si hanno notizie di Mimì, fino alla notizia di un drammatico incidente stradale da cui, miracolosamente, ne esce illesa. Questa traumatica esperienza le da’ modo di riflettere e la fa tornare a cantare. Ritorna a Sanremo con il classico dei classici, “Almeno tu nell’universo“, spiazza e sciocca il pubblico con una interpretazione da pelle d’oca e rivince il premio della critica (sempre dedicato al suo nome).

Seguono altri successi come “La nevicata del ’56”, “Gli uomini non cambiano” e il duetto con il maestro Roberto Murolo con  “Cu ‘mmè” (canzone scritta da Enzo Gragnaniello) e altri…e Mia continua sempre di più a destare invidia nell’ambiente, e diventa troppo scomoda per la discografia italiana che non riesce a “controllarla“, visto che non era avvezza ai compromessi. Rimane mitica una sua “azione-reazione”, nel ’94, nei confronti della Polygram. Obbligata da quest’ultima a presentarsi al Festival di Sanremo con il brano “E la vita racconta” (brano che non piaceva a Mia Martini), Mimì si spinse fino al punto di inviare di proposito un nastro smagnetizzato alla commissione e farsi così escludere dalla competizione.

Nell’ultimo anno cambia etichetta discografica e passa alla RTI Music, con cui termina di incidere il nuovo e ULTIMO album, “La musica che mi gira intorno“, album con cui Mimì rilegge canzoni di molti dei suoi autori preferiti : Fabrizio De André (Hotel Supramonte), Francesco De Gregori (Mimì sarà), Zucchero (Diamante), Vasco Rossi (Dillo alla luna), Lucio Dalla (Stella di mare) Eugenio ed Edoardo Bennato (Tutto sbagliato baby),Ivano Fossati con tre pezzi (La canzone popolare, I treni a vapore, e La musica che gira intorno, su cui gioca il titolo dell’album) e altri. A corredo dell’album c’è un bell’inedito di Mimmo Cavallo, artista con la quale farà la sua ultima tournée per le piazze d’Italia, interrotta dopo la sua morte.
Nel ’96 era prevista anche una collaborazione con la grande Mina, collaborazione che purtroppo non abbiamo avuto la gioia di “gustare” e apprezzare.

La voce dolce, magnetica, calda ed emozionante di Mimì è ormai patrimonio culturale della musica italiana e rimarrà nei cuori, nella mente e nei ricordi di tutta la gente che l’ha amata e che mai la dimenticherà!
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