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Arriva lo streaming “Apple Music” e subito Taylor Swift si fa sentire e “ottiene”!

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di Mela Giannini
Che il futuro della fruizione musicale è ad appannaggio, per la maggior parte, delle piattaforme Musicali in Streaming, ormai è palese, visti i numeri.

In effetti gli ultimi dati forniti dalla RIAA (Recording Industry Association of America),  hanno indicato che per la prima volta le vendite di musica con il supporto “fisico” CD sono state battute dallo streaming musicale on line.

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Il giro d’affari ottenuto nel 2014 dalle piattaforme musicali Streaming è di ben 1,87 miliardi di Dollari, contro i 1,85 miliardi di Dollari ricavati dalla vendita dei CD musicali.  Per cui il trend è costantemente in ascesa (ad esempio in Italia i servizi streaming sono cresciuti addirittura dell’80%) e questo è un dato certamente positivo, almeno per l’industria musicale, che di fronte alla crisi della vendita dei dischi, nello Streaming ha trovato il modo di diversificare le fonti di entrata e  finalmente la “vendita di musica” ha segnato una crescita del 2%.

Per cui in tanti (tutti tranne le case discografiche, che hanno capito troppo tardi cosa stava succedendo e sono state poi costrette a stringere accordi con piattaforme Streaming NON gestite da loro) hanno, a suo tempo, rivolto le loro risorse verso questo Business, investendo su di esso, e così sono nate realtà come Spotify, Deezer, Pandora, Google Play ecc. ecc.

Per i fruitori tutto bene sin qui, ma meno bene per gli addetti ai lavori, gli artisti e gli autori, visto che alla fine della fiera, quando è stato il momento di veder concretizzati i guadagni per l’ascolto in streaming della propria musica, si son visti recapitare nelle loro tasche “spiccioli“… e di qui è cominciato il malcontento generale tra gli artisti, soprattutto tra quelli emergenti e indipendenti, tra i giovani autori e tutte quelle figure che non vivono e guadagnano dai tour come fanno i grandi artisti.

Si è capito, alla fine, che queste piattaforme ripartivano le royality usando un sistema simile a quello delle scommesse a “TOTALIZZATORE”.  Per meglio esser chiari, la somma del ricavato derivante dalle pubblicità e dagli abbonamenti di ogni piattaforma (loro fonte di guadagno), confluisce in una sorta di “MONTEPREMIO“.  Di questo TOTALE, la piattaforma trattiene per se il 30% e il rimanente, in base alle “PERCENTUALI DI ASCOLTO” sul totale degli streaming, viene girato agli artisti.

Un meccanismo poco chiaro, che non fa riferimento ad un compenso per ogni streaming…ma ad una “percentuale” sul totale degli streaming. Morale della favola, come su indicato, il risultato che si è ottenuto alla fine è stata tanta confusione, poca comprensione del “sistema” e soprattutto POCHISSIMI soldi per le royality agli artisti.

In questo scenario, qualcuno ha tentato e sta tentando di trovare una soluzione, affinchè il sistema di ripartizione sia sulla base effettiva degli ascolti  che ogni brano totalizza.

Si sono mossi per prima un gruppo di Grandi Artisti Americani, capitanati dal rapper  Jay Z, che hanno messo su una loro piattaforma Streaming Musicale, la Tidal, e questo con la volontà e la speranza di  riappropriarsi della loro musica e della loro immagine, facendo, in buona sostanza, quello che avrebbero dovuto fare le case discografiche diversi anni fa, ovvero creare le proprie piattaforme streaming. In questo modo gli artisti pensano di controllare, in modo più trasparente i ricavi, cercando di essere più equi nelle ripartizioni dei ricavi (agli artisti che decideranno di unirsi a Tidal verrà offerto un valore doppio delle royality rispetto a quanto offrono piattaforme come Spotify, Deezer e Google Play).

Apple Worldwide Developers Conference Opens In San Francisco

Ma ora sta entrando nei “giochi”  anche il colosso APPLE, che già a Marzo fece trapelare la notizia, confermata diversi giorni fa, durante l’attesissima presentazione del servizio “Apple Music”,  nell’ambito della World Wide Developers Conference di San Francisco.

L’azienda di Cupertino, con i suoi potenziali 20 milioni di utenti (tanti sono quelli che usano iTunes), ha dichiarato di fatto guerra a tutte le altre piattaforme streaming, anche se, sostanzialmente, non offriranno cose diverse, servizi nuovi o quant’altro che già non esiste. La loro piattaforma poi, nata  dopo l’acquisizione di Beats Music (del rapper e produttore Dr. Dre, creatore anche delle famose cuffie hi-fi), si baserà proprio sulla tecnologia Beats. Per cui, nulla di nuovo all’orizzonte.

Quello che invece è NUOVO, è la sostanziale e alta percentuale (Il 73% netto REALI …e non su ipotetiche percentuali sui totali di ascolti) che la Apple si è impegnata a dare agli artisti che metteranno a disposizione la propria musica sulla piattaforma.

Certo, la Apple è arrivata tardi alla stazione. i Treni per gli “STREAMING” son partiti da un pezzo.
Ma loro sono sicuri che conquisteranno una buona fetta di mercato con varie operazioni di Marketing di grande impatto “comunicativo” (loro sono GENIALI nella “comunicazione”), magari non tanto originali, ma di fatto importanti, perchè avranno come cassa di risonanza il fatto che sarà il grande marchio APPLE a farle, con tutto il suo ENORME bacino di utenza a disposizione e un nugolo di nomi, di artisti importanti e famosissimi (e strapagati dalla Apple), tipo Trent Reznor, Pharrell Williams e Drake, che faranno da testimonial a questa piattaforma.

Le novità (che poi novità NON sono perchè in rete già esistono idee e servizi simili) che si potranno trovare all’interno della stessa piattaforma Apple Music saranno diverse, come la nascita di una sorta di radio globale mondiale, o come il servizio “Great artwork” per permette di visualizzare tutte le copertine degli album, oltre ovviamente a poter accedere a tutta la libreria mondiale di iTunes…ecc ecc.

Ma per meglio invogliare i fruitore al nuovo servizio di streaming Apple Music, l’offerta che è stata annunciata è quella di far fruire gratuitamente della piattaforma per TRE mesi.

Questo ovviamente comporterà, di conseguenza, un “mancato guadagno” all’azienda, motivo per cui la Apple Music non “avrebbe” effettuato NESSUN pagamento agli artisti, autori e quant’altro per quanto sarebbe stato fruito nel corso dei mesi dell’OFFERTA.

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Tutto questo però era vero fino a ieri, fino a quando la solita e CORAGGIOSA “pasionaria”  Taylor Swift, che ha da tempo detto NO alle logiche della “Musica Gratis” (famosa la sua protesta contro Spotify del novembre scorso, quando ritirò da questa piattaforma il suo intero catalogo, dichiarando che  non avrebbe “contribuito con il lavoro di tutta la mia vita a un esperimento che non mi sembra compensare abbastanza autori, produttori, artisti e musicisti”), ha scritto in rete una lettera aperta alla Apple, spiegando perchè lei non avrebbe concesso di inserire la sua musica sulla loro piattaforma.

In poche parole,si può riassumere quanto da lei detto, anche se con tanta “riverenza” verso la Apple, che così come l’azienda di Cupertino non regala i suoi iPhone, nemmeno gli artisti dovrebbero regalare la loro musica.

Questo quanto detto dalla Taylor:
Non bisogna più pensare che   la musica non abbia un valore e dovrebbe essere gratis, e questo lo dico non per me che sono al mio quinto album e posso sostenere me stessa, la mia band, il mio Staff  con i concerti live. lo faccio soprattutto per i nuovi artisti e Band che hanno pubblicato i loro primi lavori e non saranno pagati”, per i giovani cantautori che non potranno pagare i loro debiti con le prime royalties, o per i produttori che non saranno pagati anche se,  senza sosta, continuano a lavorare  per innovare e creare così come fanno gli innovatori e creatori di Apple, per essere all’avanguardia nel loro campo.
Apple Music non pagherà autori, produttori, artisti per  tre mesi e tutto ciò e davvero sconcertante, deludente e non è conforme a quanto ha fatto in precedenza questa azienda, che  storicamente è sempre stata progressista e generosa. Non si tratta di me. Queste non sono le lamentele di una bambina viziata e petulante. Sono lamentele  che sento da ogni artista, autore e produttore, che NON dicono perchè hanno paura di parlare pubblicamente,  perché tutti ammiriamo e rispettiamo Apple. Tre mesi sono un tempo lungo e NON è giusto chiedere a chiunque di lavorare gratis. Lo dico con amore, rispetto e ammirazione per tutto quello che Apple ha fatto.
Noi non vi chiediamo gli iPhone gratis. Quindi, per cortesia, non chiedeteci la nostra musica gratis”.

E questa lettera, visto il clamore mediatico che ha avuto (basta vedere quanti milioni di follower e quanti fans seguono gli altri suoi profili sui social),  pare abbia fatto breccia tra i dirigenti Apple, tanto che questa notte, via Twitter, Eddy Cue, responsabile dei servizi internet di Apple, ha sostanzialmente scritto che durante il periodo free trial dei fatidici tre mesi, gli artisti verranno comunque pagati, e che il “MESSAGGIO” della Taylor è arrivato forte e chiaro.

Una grande “vittoria” per gli artisti, che cominciano così a farsi sentire per tutelare i propri diritti, anche se si è di fronte a grandi “Colossi”.

Sarebbe ora che altre Star importanti comincino a seguire le orme della Taylor, trainando e di fatto aiutando anche i più giovani e meno famosi artisti a difendere i loro diritti.

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Questo quanto scritto da Eddy Cue:
Apple Music pagherà gli artisti per lo streaming anche durante il periodo di prova gratuita. Vi abbiamo ascoltati, Taylor Swift e artisti indipendenti. Con affetto, Apple.

Questo quanto risposto da Taylor Swift:
Mi sento euforica e sollevata. Grazie per il supporto che mi avete dato. Ci hanno ascoltati.

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