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DELORD ESCE CON “GATE”, PRIMO DEI TRE CAPITOLO DEL NUOVO ALBUM, UN ESPERIMENTO “MUSIC-SERIES”

Il giovane artista Delord è uscito con "Gate", il primo dei tre capitoli del suo nuovo album, una sorta di esperimento "music series", un progetto composto da tre step contenenti ognuno tre brani e tre video, per un totale di 9 canzoni e clip che saranno una sorta di viaggio musicale tra due tradizioni culturali, oriente e occidente, rinchiuso in un cortometraggio. Segue una lunga e interessante intervista.

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di Mela Giannini

DeLord, all’anagrafe Christian DeLord Carlino, è un giovane “Pianist Creative Writer“, come ame definirsi lui, che ha saputo trovare in rete la sua strada per farsi conoscere, con risultati davvero lusinghieri.

L’artista mi ha gentilmente rilasciato una intervista in occasione dell’uscita, oggi, di “Gate“, primo dei 3 capitoli del suo nuovo album (il terzo della sua carriera), un disco composto da 3 brani inediti accompagnati da altrettanti videoclip. La release è già in download su iTunes. Gli altri 2 capitoli saranno pubblicati nel 2016.

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Tracklist di “Gate-Single” 

1 Tobira
2 Michi
3 Itsuka

Il progetto nasce con lo scopo di avvicinare Oriente ed Occidente, due culture apparentemente agli antipodi ma che hanno in comune, profonde radici e la progressiva perdita di identità causata di una globalizzazione che ha di fatto divorato tutto quello che è tradizione e cultura, destabilizzando e allontanando le persone dalle proprie origini ed essenza.

Il protagonista e filo conduttore di tutto il progetto è l’Amore che al giorno d’oggi non viene quasi mai preso in considerazione se non come strumento, svuotandolo di significato ed intensità. Amore inteso non solo tra uomo e donna, ma anche come forza che muove e nutre le persone arricchendo la loro anima attraverso le passioni, la cultura, la condivisione e la spiritualità. Tutti aspetti che saranno toccati e raccontati nei 9 brani e videoclip che faranno parte di Gate.

Grazie alle immagini dei videoclip si vuole raccontare un percorso e ogni clip sarà un capitolo di questa storia.
Gate rappresenta infatti il primo esperimento italiano di una music-series, ossia un disco che verrà pubblicato, come già detto, in tre parti differenti e vedrà la luce nell’arco di un anno, con 9 videoclip all’interno di un cortometraggio, ricco di versioni remix dei brani ed altro ancora.

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Dal 12 ottobre è online su VEVO il videoclip del primo singolo “TOBIRA”.

Sinonimo giapponese della parola “porta”. Tobira è qualcosa che si apre.
Delord in merito afferma:
Gate mi sta regalando grandi emozioni e stimoli. Ho deciso di realizzare questo Progetto
per l’Asia perchè sono profondamente affascinato dalle loro tradizioni e voglio raccontarle
a mio modo, intrecciandole con le mie radici“.

Nel frattempo l’artista ha anche pubblicato anche un libro, “Sognare, libro di poesie

DELORD – TOBIRA backstage video
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INTERVISTA

– Stai uscendo con un nuovo progetto, parlaci di GATE.

GATE nasce come progetto dove il fulcro è la rappresentazione dell’amore universale che viene metaforicamente riassunto dal concetto di “sintesi degli elementi”. Possiamo affermare che sia anche una ricerca di tutti quegli elementi che ogni giorno ci sono in noi ma non vengono più percepiti perché siamo assopiti. Ciò che pensa l’individuo è vitale e deve essere rispettato. Il suo modello di sintesi personale, la propria ricerca, è tutto collegato da elementi che tutti abbiamo sin dalla nascita. Ho potuto sviluppare questo tema della “sintesi degli elementi” anche grazie ai tanti esempi e nomi presenti nel panorama artistico (personaggi di tutti i giorni e grandi artisti).
Questa ricerca mi ha portato allo sviluppo della prima music-series in Italia. Proprio a partire dal 1° ottobre pubblicherò a cadenza mensile un videoclip girato con la musica del progetto stesso, uno per ogni singolo del disco; inoltre il disco sarà suddiviso in tre parti differenti che verranno rilasciate ad Ottobre 2015, Febbraio 2016 e Maggio 2016. Infine tutti i videoclip verranno montati e verrà pubblicato in Settembre 2016 un cortometraggio con anche scene inedite che non sono state viste ed altro ancora. Il progetto sarà focalizzato sull’incontro tra Oriente ed Occidente.

– Come mai hai scelto proprio l’Asia?

Perché la cultura, che è ancora fondamentale, mi ha fatto innamorare di quello che in fondo risiedeva in me stesso ma era nascosto sul fondo, semplicemente sfocato 😉 Tutto è nato dal mio avvicinamento verso un tipo di spiritualità differente, più profonda, e dalla ricerca di quell’amore che ormai è sempre così scontato anche se forte ma, al contempo essendo scontato ha perso il suo fondamento culturale e anche di pazzia, gioia e vita vera. Non a caso sto collaborando col produttore Mattia Rissone con il quale ho composto a quattro mani questo nuovo lavoro; profondo conoscitore dell’Asia ed in particolare del Giappone, che mi sta avvicinando sempre di più a questa cultura fatta di sorgenti se vogliamo dirla cosi… Si risale alla fonte, si ragiona partendo dalla base di ogni grande piccola cosa che sia (banale complessa o articolata paradossale), mi affascina essedo una sintesi e una evoluzione naturale dei processi della vita giornaliera. Anche il mio viaggio/concerto, che mi ha portato in Cina a Maggio 2015, ha contribuito in buona parte. Ho visitato Shanghai, Pechino, Suzhou e Wuxi e sono andato alla ricerca della vecchia Cina e del contrasto con tutto quello che è stato portato dall’epoca moderna. Inoltre ho iniziato a leggere autori quali MURAKAMI e YOSHIMOTO ed hanno iniziato anch’essi a raccontarmi molto di più di questa cultura fantastica così apparentemente lontana da noi ma che ha in comune con noi, nel profondo, molto di più di quanto crediamo.

– Cosa bolle in pentola in casa DeLord?

Quest’anno sarà molto particolare per me. Pubblicherò ben due dischi, il primo sarà GATE ed il secondo il tanto atteso GLASS. Mentre il primo avrà come tematica principale l’amore universale, l’altro toccherà tutti gli aspetti legati alla bellezza vista attraverso differenti ricerche e sfaccettature.
Inoltre non posso ancora svelartelo, ma sappi che andrò molto lontano…

– Abbiamo visto il primo capitolo di questo progetto GATE sul tuo nuovo canale VEVO, parlaci un po’ di TOBIRA.

TOBIRA è il sinonimo in giapponese del termine “porta”, qualcosa che si apre. Con questo videoclip abbiamo voluto mettere in evidenza come possa esserci qualcosa che può anche solo essere sfiorato e può sfiorarci, in questo turbine della nostra esistenza dove siamo riusciti a creare i migliori mezzi per spostarci in fretta ma non riusciamo più a cogliere tutti quegli elementi così semplici che si basano anche sulla fiducia nel prossimo.
Non siamo globali siamo umani possiamo per ora e per sempre essere tali. (paradosso tra Asia ed Emilia, rappresentata dalla vita normale senza elementi post-industriali).
Ci sono questi due personaggi che provengono dall’Oriente ma adorano l’Italia; Aya la protagonista è una giovane studentessa che si trova in Italia perché adora il nostro paese ed in particolare vuole visitare la città di Parma in quanto vuole andare alla scoperta dei luoghi di Verdi. Nel frattempo Chen, l’altro protagonista, accompagna me in stazione e nota che Aya si è persa ed è totalmente ignorata dalle persone che scendono dal treno, troppo immerse nel loro flusso quotidiano; le si avvicina, le chiede se ha bisogno di aiuto e si offre di accompagnarla verso Parma dove anche lui vive… la storia continuerà nei prossimi capitoli.

– Lo scorso anno e’ uscito il video “Inseguirsi”…e so che parla di un amore tra due persone che si inseguono…una storia d’amore che non si concretizzerà mai, malgrado il grande amore.
Me ne parli? Da dove nasce l’ispirazione per questo lavoro? E’ un’esperienza personale?

Sai tutti i miei lavori nascono dall’osservare sia quello che mi accade intorno, sia quello che accade a me. In questo caso il tema che racconto nel brano “Inseguirsi” vuole far riflettere su tutti quei momenti in cui non ci siamo lasciati andare, non ci siamo fatti trasportare dalla vita ed abbiamo preferito omologarci per vivere la vita di qualcun altro. Senza il grande amore. Io credo che molto spesso le persone vivano in questo modo più per paura di affrontare le conseguenze e si lasciano decadere… può sembrarti triste da leggere ma se ti guardi intorno te ne renderai conto anche tu. Non a caso, ai miei concerti, quando presento questo brano vedo un sacco di persone che fanno un cenno con la testa, anche se non vogliono ammetterlo… che poi alla fine non è sempre un male, anzi, a volte ci sono storie che devono proprio andare in questo modo, per inseguirsi per tutta la vita.

-A quando il nuovo Album e quali le tematiche che toccherai nel nuovo progetto?!

Il nuovo album pian piano sta vedendo la luce. Anche se quest’anno saranno due album quelli che pubblicherò. Proprio in questo periodo sto lavorando e selezionando tutto il materiale che ho registrato negli ultimi 4 anni per il disco GLASS ed inoltre sto scrivendo a quattro mani i brani del progetto GATE. In questo nuovo progetto tutto ruoterà attorno alla tematica della delicatezza e la gestualità che sempre più viene a meno, vista quasi come un sintomo da ignorare, credo sia l’opposto (le radici di ognuno dipendono anche dalla gestualità).
Mentre per GLASS invece, sarà come avere tra le mani un libro aperto, attraverso il quale voglio condividere tutto ciò che ho esplorato negli ultimi 4 anni sul concetto di bellezza inteso come termine universale.
Tutto nasce da un semplice concetto: l’essere umano è un eterno insoddisfatto. Passa quasi un terzo della sua esistenza a lamentarsi e a perdersi dietro a cose futili che non fanno altro che alimentare il suo desiderio, tutto questo ad appannaggio della nostra parte interiore che è molto più ad un alto livello in termini di qualità della vita. Ecco, ho cercato di raccontare attraverso una miriade di metafore ciò che di fantastico questa vita ha da offrirci e che, spesso, non ci rendiamo conto di avere… è stato un percorso di ricerca che ho fatto prima di tutto su me stesso.
Avevo bisogno di ritrovarmi, di capire qual è il senso di tutto ciò che faccio; mi ricordo che una mattina mi sono svegliato ed ho iniziato a chiedermi “Se queste fossero le mie ultime 24 ore, sarei veramente contento di tutto ciò che ho fatto?”
Questo ha dato il “la” ad un’esplosione di concetti che fino ad allora mi erano sempre passati attorno, cercavano di entrare dentro di me ma ancora non ero pronto per accettarli. Tutto questo sarà GLASS, un disco che ho dedicato a ciò che l’universo ci ha regalato: la bellezza.

– A Ottobre hai partecipato a “PIANOCITY “ a Napoli. Parlami di questo evento.

PianoCity è la rivincita dei pianisti in Italia. Io amo definirla in questo modo. Quest’anno sarà la terza edizione a cui partecipo ed ho visto di anno in anno crescere sempre di più l’interesse del pubblico verso questa manifestazione che sta contribuendo a riavvicinare il pubblico ad un tipo di musica che per decenni era rimasta racchiusa in una nicchia per pochi intenditori.
Immagina di poterti immergere per tre giorni in una città dove riecheggiano melodie di pianoforti dalla mattina alla sera, di ogni tipo e contaminazione; ed è così che ti capita di prendere il treno ed ascoltare un po’ di Jazz, oppure rirovarti a casa di sconosciuti e goderti un concerto od ancora recati in Metropolitana e vedere un pianista che suona il piano nell’ingresso. Ecco, immagina tutta quest’atmosfera in cui l’unico verbo è la musica. Punto. Per tutti e da tutti.

Nell’intro di alcuni tuoi Video in cui spieghi i tuoi lavori, si legge la frase “…se penserò all’amore sarò libero…”

Si, è una frase a cui tengo molto. Rappresenta un grande cambiamento avvenuto nella mia vita quando andavo ancora a scuola; da lì ho imparato che dietro ad ogni cosa che ci succede esiste un motivo più grande di noi che non è possibile controllare. Tutto questo io lo definisco “Amore Universale” ed ha sostituito completamente nella mia vita il concetto di Religione; ciò in cui io credo è che ci sia un potere superiore a noi che governa tutto e noi possiamo scegliere da quale parte stare. Possiamo essere i perfetti creatori della nostra vita attraverso di esso oppure possiamo continuare a far finta di vivere perdendoci all’interno del consumismo più sfrenato… questo è se mi permettete uno dei contenuti della ricerca “elements of synthesis”

“Come si sogna”…in musica, visto che hai sottolineato il concetto del “sognare”…del “tornare a sognare” con e attraverso la musica?!

Il sogno fa parte della nostra vita, sempre. Io sono per i sogni e per l’utilizzo dell’affermazione “voglio” assieme al sogno; fin da piccoli ci insegnano “L’erba voglio non esiste nemmeno nel giardino del re”. Ecco, credo che quest’affermazione sia vera solo in parte; di sicuro è un giusto insegnamento perché volere è potere ma non deve essere assolutamente uno sfizio od un capriccio. Mi hai chiesto però “Come si sogna?”.
Voglio risponderti in modo molto semplice: basta iniziare scrivendo su un foglio di carta tutti i sogni che vogliamo realizzare ed iniziare a focalizzarci su di essi.
L’universo che ci circonda (o dio, chiamatelo come volete) sarà grato di poterci donare ciò che chiediamo. E smettiamola di essere negativi. Dentro di noi abbiamo un potere enorme e non ce ne rendiamo conto. La capacità di sintesi che abbiamo, non è fredda e calcolata, ma è direttamente collegato con quello che fa il nostro amico “brain” ogni millisecondo e ha poteri che sono spesso ignorati dall’essere stesso.

So che non ti sottrai alle “riflessioni” sociali nel tuo lavoro. In una occasione, parlando del prossimo lavoro , hai parlato dell’attuale condizione politica/sociale del nostro paese, hai definito la gente “spenta…come conigli chiusi in gabbia…che non reagiscono”. Parlami di questo tuo pensiero.

Ho cercato di trasmettere il mio pensiero su questa tematica attraverso il brano “La danza dei conigli”. Come dici tu hai detto, ho paragonato la gente a dei conigli chiusi in gabbia, sempre pronti a mordere la rete per lamentarsi ma subito taciuti non appena qualcuno gli fornisce ciò di cui hanno bisogno: la carota. Attenzione, non se abbia a male nessuno per questa mia affermazione, ma seguitemi è solo una metafora per affermare questo: il cambiamento migliore può arrivare solamente da noi stessi; non dobbiamo attendere e pretendere nulla da nessuno. Viviamo un periodo storico in cui una persona attraverso le sue competenze digitali può veramente cambiare il mondo per esempio. Ognuno di noi può contribuire a migliorare questo mondo a partire da noi stessi.

Ti ho sentito parlare di “spiritualità” …di aver raggiunto una “certa” condizione spirituale, una presa di coscienza…parlamene.

Ho frequentato per anni una comunità evangelica perché la mia ex-ragazza era tale. Attraverso questa comunità ho capito il vero valore della spiritualità: ossia che non c’è bisogno di nessuna religione! Non voglio addentrarmi all’interno di questo discorso perché non vorrei offendere nessuno (anzi ho un grande rispetto per chiunque si senta appagato dalla sua religione o credo), però posso solo dire che in quel periodo ho toccato con mano tanta ma tanta ipocrisia all’interno di queste “comunità” che mi hanno portato ad avvicinarmi ad un tipo di spiritualità più profonda che riesco a trovare solamente facendo meditazione e parlando apertamente con l’universo ogni qual volta ne sento il bisogno oppure ancora con semplici gesti quali ringraziare al mattino l’universo stesso per avermi donato una giornata bellissima ancora da vivere.
Un altro grande aspetto che ho sperimentato da quando sono entrato in questa forma di spiritualità è stato il perdono. Spesso incontro amici o conoscenti che mi raccontano di quanto male quella persona gli abbia fatto, che non vogliono più parlarle etc… io semplicemente dico loro di perdonarla per lasciare andare via la rabbia che hanno dentro di loro. La rabbia e l’odio portano solo altra rabbia ed odio, l’amore ed il perdono invece chiameranno altro amore e gioia di vivere. Inoltre dobbiamo ricordarci che siamo tutti connessi ed ogni azione che compiamo avrà una ricaduta incredibile su altrettante persone ed eventi; per questo sostengo di agire per l’amore.

Ti ho visto “maneggiare” la riproduzione, in formato peluche, del “Cuore di Keith Haring”. Cosa rappresenta per te quest’oggetto, già ricco di per sé di simbolismo artistico della Pop-Art sull’amore universale?

Per me rappresenta l’emblema della potenza di ogni abbraccio che possiamo dare o ricevere. Hai presente che ormai in rete girano alcuni video di persone che “regalano abbracci”? Ecco io lo associo a questo gesto. Il potere che ha un abbraccio tra le persone è di una portata inestimabile ma in pochi se ne rendono conto… quando abbracciamo una persona mettiamo a stretto contatto i nostri cuori e doniamo l’un l’altro tutto ciò che ci serve per nutrire la nostra anima: uno scambio sincero di felicità.Io la vedo così.

Un’altra immagine che hai usato è quella dei “vecchi televisori spenti”. Mi hai fatto tornare alla mente uno dei primi video in musica, quello dei “The buggles”, “Video killed the radio star”…e loro a quei tempi (inizi anni ’80) dicevano in poche parole che i Video, la televisione, avrebbero “ucciso” le star della radio…la musica “ascoltata”. Il tuo motivo di usare le TV, come immagini di shooting fotografico del nuovo lavoro, che vuole “significare”?

Sto utilizzando le TV spente da diverso tempo in quanto per me rappresentano perfettamente la metafora dei tempi moderni: una persona seduta davanti al televisore che riceve input in modo passivo, creando un modello di consumatore perfetto. Ecco che io allora, vedo la televisione come un oggetto da svuotare del suo significato e renderla invece un oggetto attivo con cui interagire sul serio a livello più profondo, ma ti parlerò di tutto questo prossimamente… sto preparando un progetto su questa tematica che mi farà toccare un altro tipo di arte.

La musica “raccontata da un pianoforte” non sono solo 88 tasti…è qualcosa di più…diceva colui che viveva attraverso la vita altrui, raccontandone le emozioni, in quel del “Virginian”, posto che fu tutto il suo mondo, posto che fu il suo grembo e la sua tomba…e lì descrisse la vita con sogni e musica, pur non avendo davvero vissuto.
La musica è il più grande transfert emotivo che esista…e tu l’hai mai vissuta così la musica?… ti senti un po’ come quel “pianista sull’oceano” descritto da Baricco nel suo libro e rappresentato poi da Tornatore in un suo Film?

Sai che la musica per me rappresenta un mondo a parte? Diciamo che la vivo in due modi differenti: il primo è il momento in cui il compositore scrive i brani e poi si scontra con l’esecutore che deve suonarli alla perfezione; il secondo è il momento in cui questa musica incontra le persone e cerca di arrivare nel profondo, nella loro anima e nel cuore. 
Ecco io la vivo così, suono per emozionare le persone. Questo è il mio obiettivo principale.

Mi ha fatto sorridere leggere l’intro di una sorta di tuo “diario di bordo, ”IL VIAGGIATORE CHE COLLEZIONA PAROLE”…bellissimo. Dimmi, di cosa si tratta?

Quel libro fu un esperimento che feci nel 2007. All’epoca organizzavo alcuni banchetti nei paesi in cui regalavo poesie ai passanti; in quel periodo iniziai a scrivere una storia con circa 30 personaggi. La storia iniziava con un viaggiatore che incontrava un barista e successivamente ho chiesto a tutte le persone che passavano per strada se volevano continuarla scegliendo un personaggio a loro scelta. Ne è nato un esperimento molto bello dove persone comuni diventano scrittori e partecipi di un libro collettivo. Credo che il prossimo anno lo pubblicherò in versione digitale.

Tu sei uno di quei giovani artisti che ha capito benissimo che la nuova via per “promuovere” e farsi conoscere è quella di ben usare il mezzo della rete… in questi tempi in cui i Talent, le televisioni e le Major non permettono alla musica emergente di venir fuori. Raccontami il tuo personale approccio con questo “mezzo” e i risultati che hai raggiunto.

Come hai detto tu ormai i canali tradizionali sono diventati quasi inaccessibili per un emergente. Io credo che stiamo vivendo un periodo storico in cui ci sono altissime possibilità di autoprodursi e promuoversi sfruttando appieno tutte le possibilità che la rete ha da offrirci: pensa solo alle inserzioni che si possono creare sulla piattaforma Facebook. Il mio approccio è molto differente da quello tradizionale che vedo intorno a me. Intanto mi sto focalizzando molto sull’estero, ho creato una mia newsletter settimanale, scrivo regolarmente sul mio blog trattando svariati argomenti, ho creato alcuni video story-telling per il mio canale youtube etc… potrei continuare con un elenco di almeno altri venti punti. I risultati che ho raggiunto in questi anni sono ben tangibili e visibili: oltre 1500 download per il mio primo disco, oltre 500 per il secondo, un totale di 50.000 brani in streaming solo su Spotify, quasi 150.000 view sul canale YouTube, circa 150 videoclip su YouTube con la mia musica in sottofondo, un centinaio di concerti negli ultimi 5 anni e tanti ma tanti contatti sui social network con i quali interagisco quotidianamente.
Il mio invito è quello di provare a sperimentare maggiormente sul digitale e accerchiarsi di uno staff fidato ed affiatato e per questo ringrazio anche l’Agenzia che cura tutta la mia comunicazione InnoBrain.

Qual’ è il percorso creativo che segue la genesi di una tua composizione?

La mia composizione è un po’ atipica se si pensa ad un compositore classico. Un brano di un compositore solitamente nasce su un pentagramma seguendo regole di armonia; il mio approccio è differente. Essendo un autodidatta, non ho mai potuto affrontare un percorso di studi “accademico” dove poter apprendere le tecniche necessarie per creare un brano senza un pianoforte. Per questo ho sviluppato nel tempo un mio metodo che consiste nel registrare, ovunque io mi trovi, degli “elementi di una sintesi” basati sulla paziente osservazione ed è così che ne nasce un’idea, un interpretazione del momento stesso. Tutto questo accade spesso casualmente ma, essendo una sintesi (anche se io lo definisco un dono dell’universo), sviluppo e metto in atto quello che sento e passo ad avere varie registrazioni, le ascolto le rielaboro ed il superfluo, il complicato, lo lascio nell’etere; metto insieme questi elementi per poi passare al piano per costruire un brano intero.

Un tuo collega “famoso” ha avuto l’ardire di affermare che “Beethoven non aveva ritmo, Jovanotti sì”…ora non dirò il nome di costui, anche se è facile capire di chi parlo. Ma cosa ne pensi di questa affermazione?

So di chi stai parlando ed ho anche letto il libro di Saturnino dove ne parla apertamente e svela aneddoti e retroscena che forse sono opinabili forse invece sono una vera provocazione che stimola il dibattito. Il Marketing è uno strumento geniale, qualcosa di potente che ha basi strutturali nella nostra societa’, lo vogliamo noi stessi e io come tanti anzi come lui, ammiro chi sa capirlo e sa come si evolve. La composizione di un brano si adatta al suo tempo storico; nel passato il teatro era quel luogo dove sfoggiare il proprio lavoro e quindi, se vuoi, rappresenta il marketing agli albori. Oggi ammiro chi sa capire quando e come evolversi con questo elemento e sa dove aggiornarsi di continuo. Nessuno puo’ farne a meno del marketing, noi stessi siamo marketing.

A proposito di giovani “personaggi famosi” che propongono musica “classica”(o pseudo tale), discograficamente parlando, e che troviamo nelle classifiche, pensi che il successo sia frutto “ANCHE” di una buona strategia di Marketing?

Soprattutto. Sento spesso musicisti affermare “ecco adesso facciamo il disco e poi lo mettiamo su iTunes” Ecco un esempio che esiste, è quotidiano. Tutto questo è molto limitante. Come si può pensare di poter vendere o farsi conoscere senza una strategia di marketing? Senza darsi un obiettivo? Senza costruire un progetto serio? Insomma quello che sto cercando di far capire è che la musica è un lavoro a tutti gli effetti e come tale va considerato! Per questo mi affido a specialisti e trovo grande interesse in un intervista dove gli stessi giornalisti sono anzi direi lo sono da sempre i piu grandi specialisti di marketing. Non è che se sto tutto il giorno sul divano a bere birre con la chitarra in mano dopi magicamente andrò a suonare a S.Siro con lo stadio pieno di fans per me… su dai…

Tu mi ricordi tanto un bravissimo musicista Americano, che oltre a fare della musica pop cult, scrive anche della musica operistica, classica…e pur essendo un personaggio famoso, ha avuto difficoltà nel trovare una casa discografica che lo finanziasse per registrare la sua prima opera classica (tra l’altro andata già in scena) “Prima Donna”…tanto che si è rivolto al “Crowdfunding “, un modo di autofinanziarsi che sta prendendo sempre più piede tra gli artisti “fuori dagli schemi”. Sto parlando di Rufus Wainwright. Cosa pensi del “Crowdfunding“?

Penso che abbia rivoluzionato completamente il modo di concepire il rapporto tra artista e fan. Grazie a questa piattaforma chi ci segue può diventare parte attiva del progetto ed aiutare noi artisti a crescere e realizzare i nostri progetti. Ormai le etichette che possono fare tutto questo per te sono veramente poche oppure devi “venderti” ad un Talent, ma a che prezzo? Tutti quelli che partecipano ai Talent sono consapevoli del contratto che stanno per firmare? 
Mi ricollego alla domanda precedente affermando che è il momento migliore di capire che la musica è un lavoro, è pianificazione, è a tutti gli effetti un piccolo progetto d’impresa. Quindi W il crowdfunding che sta ampliando questa opportunità.

Ricordo alcune lunghe “chiacchierate virtuali” private su un social, fino a notte tarda, che  abbiamo fatto io e te. Ricordo con piacere quello che ci siamo scritti, ricordo il tuo entusiasmo nel farmi ascoltare tue “cose”, il tuo vulcanico raccontare storie di te, dei tuoi “pensieri”, trascorsi…del tuo amore per la musica…il tuo rapporto con il pianoforte…il tuo essere autodidatta. Mi piacerebbe che facessi un riassunto del tuo percorso artistico, partendo dalle origini, da quando ti sei accorto della tua passione per la musica e il piano…come hai imparato a suonare il piano…la tua tastiera, il tuo primo piano forte…ecc. ecc.

Amo citare questo episodio per raccontare che cosa ha significato per me l’incontro con la musica: ero piccolo, avrò avuto circa 5 anni e mi trovavo presso un piccolo studio televisivo locale dove i miei genitori mi avevano portato per partecipare ad un provino pubblicitario. All’epoca, ti parlo del 1990, ogni bambino della mia età e non, aveva un solo sogno nella testa: farsi regalare il NINTENDO. Ecco allora che successe una cosa per me stupenda da ricordare. Faccio il provino, finisco e mi portano all’interno di una stanza enorme piena di giochi dove potevo scegliere quello che volevo in regalo; davanti a me c’era la famosa NINTENDO. La ignoro completamente e trovo questa tastiera che assomigliava ad un pianoforte con circa 2 ottave, la prendo e comunico che volevo quella. Ero il bambino più felice del mondo.
Ecco, credo che il mio incontro con la musica sia nato da lì. Successivamente fino all’età di 14 anni ho studiato da autodidatta su libri che acquistavo e sperimentavo su una tastiera FARFISA… l’anno successivo, quando iniziai a fare qualche lavoretto estivo, iniziai a mettere da parte i soldi per frequentare dei corsi privati di pianoforte ed iniziai a studiare con diversi maestri tra Modena e Provincia fino ad abbandonare per un periodo tra il 2002 ed il 2006 e per riprendere poi nel 2007, anno che ha dato inizio anche alla mia attività professionale da musicista. Diciamo che fino ad oggi poi ho continuato a studiare da autodidatta ma vorrei comunque frequentare un corso specifico per Composizione ed Armonia, due argomenti che vorrei iniziare a padroneggiare alla perfezione.
Per quanto riguarda il pianoforte posso dirti che il mio primo pianoforte sono riuscito ad acquistarlo solamente ad inizio 2014 dove mi sono tolto lo sfizio con un bel ¼ di coda americano risalente l 1932 in perfette condizioni.

Nel 2013 hai fatto un bellissimo Tour, il “Visual Piano Tour” . Me ne parli? Di cosa si trattava nello specifico?

Visual Piano Tour è stato uno spettacolo teatrale in cui ho messo in scena i miei due dischi “Sognare Part. I e II” ed ho focalizzato lo spettacolo sull’utilizzo di diverse forme d’arte per entrare in contatto con il pubblico: c’era un spettacolo di videoproiezioni, colori studiati secondo le tematiche dei brani, poesie e letture, scenografie ed ambientazioni differenti sul palco, un pittore dal vivo ed infine la diretta streaming su YouTube.

Hai partecipato diverse volte a programmi di Red Ronnie. Cosa ti è rimasto di queste esperienze, com’è stato il rapportarsi ad una icona del giornalismo musicale come Red?

E’ stata un’esperienza fantastica. Con Red c’è un ottimo rapporto e stima reciproca. Lui è veramente un’icona della musica in Italia ma soprattutto uno dei pochi che ha sempre dato spazio alla musica emergente portando alla ribalta tantissimi artisti che oggi sono oramai più che affermati.
Sicuramente per me partecipare ai suoi programmi è stato un salto di qualità in quanto non avevo mai preso parte ad un programma televisivo in diretta; essere ripreso dalle telecamere all’inizio era molto strano ma poi ho imparato a farci l’abitudine. Ora quando torno nel suo studio l’atmosfera è quasi di casa.

Noi ci siamo “conosciuti” tramite il Gruppo “Muovi la Musica” che fu creato dal grande Autore Alberto Salerno, gruppo da cui Salerno ora si è un po’ allontanato. Cosa ne pensi di questo gruppo e delle sue finalità?

Penso che all’inizio fosse una grande idea ma poi col tempo le cose sono cambiate… purtroppo nel mondo musicale c’è tantissima competizione e cercare di creare un gruppo coeso è quasi impossibile. Sono uscito dal gruppo MLM dopo un anno. Ogni giorno assistevo ad eterni litigi, lotte comparazioni tra questo o quell’altro ed infine un nulla di fatto (a parte la produzione di Giuliana Danzè). Stimo tantissimo Alberto Salerno e so che invece con il nuovo progetto del FMD/FMDBlog -faremusic.it  riuscirà a trasmettere l’obiettivo e lo scopo che si era prefissato con l’esperimento di MLM: dare voce e opportunità agli emergenti e creare le giuste sinergie.

Se potessi, con che artista ti piacerebbe collaborare in futuro e perché?

Bella domanda, potrei iniziare una lista infinita di nomi… ma in particolare mi piacerebbe scrivere un pezzo i Red Hot Chili Peppers che sono i miei idoli fin dall’adolescenza oppure ancora collaborare con Franco Battiato, Ludovico Einaudi… mi fermo qui perché potrei continuare per ore. Spero comunque di poter collaborare con tanti artisti per creare nuove sinergie ed ampliare la mia sperimentazione soprattutto su generi diversi.

Alleggeriamo un po’ questa chiacchierata con il classico giochino del “chi butteresti giù dalla torre”. Chi butteresti giù dalla torre tra Ludovico Einaudi e Giovanni Allievi…e perchè?

Direi nessuno dei due. Vengono spesso criticati dai classicisti e puristi del genere, credo per pura invidia… a loro dobbiamo un grande merito: l’aver avvicinato tantissime persone alla musica classica. (Anche se ti devo dire che una persona mi ha scritto tempo fa facendomi notare che Einaudi in un suo brano ha usato un passaggio di melodia identico ad un mio brano, ma è lo stesso…)

Per concludere questa “Chiacchierata”…come definiresti la musica di “DeLord” se fossi un recensore che ascolta la tua musica “dall’esterno”?

La mia musica amo definirla oggi una “elements of synthesis”. Ti chiederai il motivo… perché la mia musica non è fatta di sole note, parla alla gente, stimola in loro tutte le emozioni nascoste che risiedono dentro di loro. Poche cose che hanno un senso definito e infinito. Giustamente molti la definiscono ancora “musica classica”…Sono in realtà “Elementi di una sintesi” paziente.

 

 

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