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E’ nelle sale italiane il film su Amy Winehouse, “Amy: The girl behind the name”

Amy Winehouse raccontata attraverso il docu-film "Amy: The girl behind the name", del regista Asif Kapadia, in questi giorni è nei cinema italiani.

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di Mela Giannini

Dopo il debutto al 68° Festival di Cannes, è arrivato nei cinema italiani (15-16-17 Settembre) il tanto atteso Docu-Film “Amy – The girl behind the name“, del regista  inglese Asif Kapadia.

Il lungometraggio, distribuito da Nexo Digital, parla dell’incredibile vita di una fragile donna e di una grandissima e carismatica artista, Amy Winehouse. All’interno del documentario ci sono anche filmati e immagine inedite di Amy, mai viste prima, che danno allo spettatore altre prospettive da cui vedere e capire la vita della persona, prima che dell’ artista Winehouse.

Il filo conduttore della sceneggiatura, della trama narrativa del Film, sono gli stessi testi delle canzoni di Amy. E’ noto che le sue canzoni erano spesso autobiografiche e che Amy usasse la scrittura dei testi come valvola di sfogo dei suoi “tormenti interiori”. Lo stesso regista Kapadia ha confermato che i testi e la musica della Winehouse, sono una sorta di “diario” su cui è possibile capire la vita dell’artista:
Tutto quello che dovevamo fare era svelare quei testi. Questa per me è stata la vera rivelazione: la scrittura di Amy. Tutti sanno come cantava, ma forse solo pochi si rendono conto di quanto scrivesse bene. Ha scritto testi e musica: tutto era suo“.

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I 128 minuti della durata dell’opera sono intensissimi, e raccontano di una storia a tratti affascinante, a tratti angosciante, a tratti toccante, tutti sentimenti che alimentano una empatia verso un essere umano vulnerabile e tormentato qual’era Amy, che come tutti i grandi artisti vittime del sistema, ha finito col diventare ostaggio di quello che, all’inizio, lei stessa considerava la realizzazione dei suoi sogni.

Il regista sottolinea molto questo aspetto, specie nelle sequenze in cui, diventata famosa e popolare la Winehouse, entrano in gioco  i flash delle macchine fotografiche dei paparazzi, abbaglianti, impietosi e insistenti. Sembrano strappare, un po’ alla volta, pezzi di anima di una ragazza che non aveva gli strumenti psicologici adatti per gestire quello che il successo, l’ambiente discografico e dell’intrattenimento ha fatto su di lei.

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Il suo destino sembra quello di tante anime elette come lei, baciate dalla genialità artistica ma private della forza psicologica, forza necessaria che fa da scudo a vite fatte di anime troppo sensibili per sostenere il peso del “semplice vivere quotidiano”, fatto anche di cattiveria, indifferenza, egoismo, prepotenza.
E così lei, che chiedeva solo “amore”, non avendone ricevuto nel giusto modo e nel momento necessario, si è sentita tradita dalla vita, dal lavoro, dall’industria discografica, dallo showbiz e anche dagli affetti (vedi marito e padre, che nel film vengono disegnati come approfittatori). E da qui, il passo che conduce alla via del precipizio è breve.

La ragazza diventata famosa, dal talento smisurato e dall’autostima azzerata perchè vittima del suo stesso successo, si ritrova, giocoforza, ad addentrarsi nello stesso sentiero percorso da altri suoi “colleghi di destino” (Kobain, Morrison, Holiday, Joplin ecc ecc), autodistruggendo la propria vita, poco a poco, fino a perderla del tutto, con la speranza di trovare così pace chiudendo gli occhi per sempre.

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Ma il più grande dispiacere e se vogliamo anche “colpa” di alcuni, se non di tutti, è stato quello di assistere indifferenti, come spettatori impassibili, al declino verso un destino tragico dell’artista, sapendo e prevedendo bene quale sarebbe stato l’epilogo. E chi doveva e poteva NON ha fatto nulla per impedirlo. E proprio in merito a ciò, lo stesso regista del film ha dichiarato:
E’ successo qualcosa con Amy Winehouse. E io volevo capire come questo qualcosa potesse essere accaduto proprio davanti ai nostri occhi. Come può una persona morire così al giorno d’oggi? Non si è trattato di un episodio improvviso: in qualche modo sapevamo che sarebbe potuto accadere perché Amy stava percorrendo quella strada”.

Rimane di lei il suo più grande testamento, la sua immensa arte e talento, la sua musica, e quella non morirà mai, perché lei ha saputo trasformare i dolori e i tormenti della sua anima in vere perle di arte immortale.

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