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E quest’anno impietoso si porta via un altro grande, Leonard Cohen: Hallelujah grande poeta!

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di Mela Giannini

E’ di pochi minuti fa la tristissima notizia, pubblicata dal The Guardian, della morte di uno degli artisti più visionari e poetici di tutti i tempi, il maestro Leonard Cohen.

La dipartita è stata resa ufficiale da un comunicato postato sulla pagina di facebook dell’artista:
E’ con profondo dolore che annunciamo la morte del leggendario poeta, cantautore e artista, Leonard Cohen. Abbiamo perso uno dei visionari più venerati e prolifici della musica“.

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Il grandissimo cantautore canadese è morto all’età di 82 anni, e i suoi funerali si terranno a Los Angeles.
La famiglia ha chiesto che venga rispettata la privacy durante questi momenti di dolore.

Cohen aveva pubblicato qualche settimana, verso fine ottobre, il suo 14mo album, You want it darker.

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In una recentissima intervista a David Remnick del New Yorker, l’artista aveva parlato proprio della prospettiva della morte, e con molta lucidità e serenità aveva dichiarato: “Sono pronto a morire. Spero che non sia troppo sconfortante. Questo è tutto per me“.

Poi deve averci ripensato, perchè successivamente, durante un evento al consolato canadese a Los Angeles il 13 Ottobre scorso, Cohen aveva detto che in realtà non si sentiva davvero “pronto a morire” ma che anzi aveva intenzione di vivere fino a 120 anni.

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Al cantautore, sempre in quella occasione, gli fu chiesto cosa ne pensasse dei tanti complimenti espressi da Dylan nei suoi confronti, pubblicati in un articolo sul New Yorker.
Cohen rispose alla domanda dicendo:
Non dirò nulla su quello che Dylan ha detto su di me, ma sul fatto che ha ricevuto il premio Nobel dirò che per me è come aver dato al monte Everest una medaglia per la montagna più alta del mondo“.

Di lui ricorderemo sicuramente, oltre al resto del suo immenso repertorio ricco di canzoni e poesie stupende, il suo più grande capolavoro, la canzone Hallelujah contenuta nell’album Various Positions, pubblicato nel 1984.
Nel corso degli anni si sono susseguite molte reinterpretazioni del brano stesso, sia ad opera dello stesso Cohen – che ripetutamente ne ha modificato il testo – sia di molti altri artisti.

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Il testo originale del brano conteneva molti riferimenti ai testi biblici dell’Antico Testamento, ma il tema religioso non era l’unico argomento di cui trattava. Nella canzone si parlava anche di una storia d’amore finita male e di esperienze di vita che avevano fatto provare all’autore diversi stati emozionali che esprimevano diversi Hallelujah, sia di disperazione, sia di estasi sessuale e sia di devozione religiosa.

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Lo stesso Cohen significò il brano con queste parole:
Questo mondo è pieno di conflitti e pieno di cose che non possono essere unite ma ci sono momenti nei quali possiamo trascendere il sistema dualistico e riunirci e abbracciare tutto il disordine, questo è quello che io intendo per Hallelujah. La canzone spiega che diversi tipi di Hallelujah esistono, e tutte le Hallelujah perfette e infrante hanno lo stesso valore. È un desiderio di affermazione della vita, non in un qualche significato religioso formale, ma con entusiasmo, con emozione. So che c’è un occhio che ci sta guardando tutti. C’è un giudizio che valuta ogni cosa che facciamo“.

E con questo brano salutiamo il grande Cohen, nella certezza che oggi tutte le Hallelujah, in ogni loro forma emotiva, saranno rivolte solo a lui.
Hallelujah maestro… e che la terra ti sia lieve.

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Hallelujah -Leonard Cohen

 

 

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