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EDITORIALE: Ma davvero l’isola non c’è? O Caputo e Bennato sono naufraghi per caso?!

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di Mela Giannini
Davvero l’isola “musicale” non c’è? O forse c’è e non la si vuol vedere?!


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I casi di Sergio Caputo ed Edoardo Bennato, che in questi giorni imperversano in ogni dove, da un lato non fanno altro che confermare cose che già si sapevano (che poi bisogna ben vedere come stanno le cose…bisognerebbe interpellare anche gli altri soggetti in causa), e dall’altro lato insinuano il sospetto che questi artisti o NON hanno capito in che epoca siamo, o cercano di creare il “caso” mediatico, per avere della visibilità (così come fan tutti di questi tempi, visti i mezzi che quest’epoca mette a disposizione…la viralizzazione della rete).

E’ da tempo che si assiste a situazioni particolari in cui artisti, o per scelta (visti i  tempi) o per necessità, scelgono la via dell’autoproduzione, perchè le alternative sarebbero altrimenti poche, come poche sono le risorse che l’ambiente ha a disposizione per “produrre” musica.

E’ vero che esiste un “SISTEMA” sinergico tra mondo mediatico, network e mondo discografico (major) che “controllerebbe” il mercato musicale, che costituirebbero una sorta di “cartello”. Ma è anche vero che all’interno dello stesso sistema ci sono dei conflitti, tra alcuni lungimiranti discografici (anche di major) e il “sistema/cartello” dei network/media. Addirittura, anche nello stesso “cartello” dei network ci sono guerre intestine.

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Per onestà intellettuale va detto che, dall’interno di questo benedetto (o maledetto) “sistema”, c’è qualcuno che CERCA e si sforza di fare qualcosa di diverso, ma che vede vanificare i suoi sforzi perchè deve fare i conti con una “SOTTOCULTURA“, quella che promuovono  alcuni promoter, discutibili potenti manager e importanti media, sottocultura che ingrassa e controlla il “popolo bue” e che non da la possibilità di mostrare e offrire al fruitore “vecchio stile” (il grande pubblico che si fa narcotizzare dalle televisioni, dai network e della carta stampata gossippara) qualcosa in linea con quanto si fa all’estero.

E’ davvero di difficile interpretazione quest’era, l’era della crisi discografica, dei talent, dei download, degli streaming…della benedetta RETE, che tutto ha cambiato e sovvertito, la rete che ingabbia e che allo stesso tempo LIBERA…la rete che da possibiltà, ma che toglie risorse economiche a quel sistema musicale che, piano piano, sta cercando (in alcuni casi bene , in altri casi, nella stragrande maggioranza dei casi, MALISSIMO) di adattarsi.

Questa è l’era in cui nascono i crowdfunding come funghi per l’autoproduzione di progetti artistici, in cui il fruitore, se crede nel progetto, investe in prima persona affinchè quest’ultimo si concretizzi.

Si è anche aperta l’era degli “sponsor”, i mecenati del nuovo millennio (vedi Apple con U2), che pagherebbero in anticipo, a chi fa musica, a chi la musica la produce, “prodotti musicali” che poi verrebbero comunque fruiti in modo FREE.

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Insomma…è un momento di transizione, dove bisogna fare i conti con diverse realtà nel settore musicale.

C’è la realtà “tradizionale”, che per stare a galla si affida ancora ai canali tradizionali, facendo spesse volte discografia in televisione,  che si  genuflette di fronte ai nuovi “boss” radiofonici per elemosinare passaggi radiofonici, e magari anche tenendosi buoni quei quattro promoter e manager  e “figure potenti”, che fanno il bello e il cattivo tempo (quelli della “sottocultura”, che gettano la cultura italiana in un provincialismo atavico), per la promozione in Tv, radio, festival e carta stampata.

C’è la realtà “nuova”, della Rete, quella “alternativa”, quella che richiede ingegno, idee, innovazione…quella che ti costringe a cercare investitori per produrre la tua musica, che ti spinge ad essere intraprendente…e che se ci si riesce, alla fine ti rende un artista libero . Anche perchè, una cosa è certa, se talento c’è davvero, se qualcosa è BELLA davvero, alla fine, a prescindere da quale via si scelga di intraprende, il prodotto “arriva” comunque…se qualcosa piace, in qualsiasi modo, prima o poi, arriverà alla gente…proprio come l’acqua che si insinua in ogni piccola e invisibile fessura per arrivare a destinazione .

 

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