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La Musica spiegata da Stefano Bollani

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di Roberto Calabrò
Il pentagramma secondo Stefano Bollani:
Jazz, pop, classica, sound brasiliano. Tutte le contaminazioni della musica spiegate dal grande pianista milanese. Con rara capacità divulgativa
SANREMO ITALIAN SONG FESTIVAL

Il jazz è il linguaggio dell’improvvisazione. Un esempio? Si prende una canzone famosissima, si usa la sua struttura, i suoi accordi, per reinventarla e improvvisarci sopra». Seduto al pianoforte, a suo agio di fronte alla telecamera, Stefano Bollani spiega cos’è il jazz a una divertita Caterina Guzzanti nella prima puntata del programma televisivo “Sostiene Bollani”, andato in onda su Rai3 nell’autunno del 2011. Quello del divulgatore è uno dei tanti vestiti che calzano a pennello al grande pianista milanese. Curioso, versatile, eclettico, Stefano Bollani ha sempre amato la musica a trecentosessanta gradi. Un vero funambolo in grado di passare con leggerezza dal jazz alla canzone d’autore, dal pop alla classica, senza dimenticare l’amore per la musica brasiliana. E ancora: dai palchi delle più prestigiose sale da concerto al teatro, dalla radio alla televisione. La sua cifra, non solo stilistica ma soprattutto umana, è fatta dall’incontro di linguaggi e luoghi apparentemente lontani, da un’innata curiosità intellettuale che lo ha portato a confrontarsi con artisti e intellettuali della più diversa estrazione, mettendo insieme cultura alta e popolare in un percorso all’insegna di un continuo rinnovamento.

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Per Bollani parla la sua carriera. Comincia a studiare pianoforte all’età di sei anni, esordisce in pubblico a 15, si diploma al conservatorio e subito dopo intraprende una breve escursione, come turnista, nel mondo della musica pop prestando il suo talento a nomi come Irene Grandi, Raf e Jovanotti. Ma è il jazz a rimanere la sua più grande passione. Una passione senza confini. È il 1996 quando incontra il trombettista Enrico Rava che ben presto diventa il suo mentore. I due stringono un rapporto d’amicizia che si trasforma in una proficua collaborazione che dura fino a oggi: assieme condividono idee, progetti, concerti e dischi. Un rapporto umano e artistico che, anno dopo anno, si arricchisce di nuovi capitoli. È anche il primo di una serie di incontri con figure di primo piano della scena jazz mondiale: Chick Corea (con cui nel 2011 firma l’album “Orvieto”), Richard Galliano, Phil Woods, Lee Konitz, Miroslav Vitous, Gato Barbieri, Pat Metheny, Bobby McFerrin, Uri Caine, John Abercrombie sono solo alcuni dei grandi nomi con cui suona in studio e dal vivo.

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Quello che per altri sarebbe bollato come pura eresia per Bollani è invece motivo di arricchimento: con la leggerezza che gli è propria passa dal jazz al pop suonando sui dischi di Elio e le Storie Tese, Claudio Baglioni, Samuele Bersani, Fabio Concato, Daniele Silvestri, Bandabardò. E dal pop alla classica: si esibisce con alcune tra le più prestigiose orchestre sinfoniche quali la Royal Liverpool Philharmonic, l’orchestra Santa Cecilia di Roma, la Filarmonica del Regio di Torino, la Verdi di Milano. E soprattutto con la Gewandhaus di Lipsia diretta dal maestro Riccardo Chailly con cui nel 2010 incide per la Decca “Rhapsody In Blue/Piano Concerto in F” di George Gershwin, che vende solo in Italia oltre 55mila copie, e “Sounds Of The 30’s” in cui rilegge alcune delle pagine più significative degli anni Trenta interpretando brani di Ravel, Stravinsky, Weill, de Sabata. Ma nel suo instancabile percorso di ricerca non manca la sperimentazione al fianco di musicisti di frontiera come Hector Zazou, Giovanni Sollima, Elliot Sharp, Sainhko Namcythclack. E neppure l’esplorazione di luoghi e musiche che più lontane non potrebbero essere: dal freddo della Scandinavia al calore, e ai colori, del Brasile. Del 2005 è il disco di canzoni scandinave “Gleda”, realizzato assieme ai musicisti danesi Jesper Bodilsen e Morten Lund, mentre tre anni più tardi firma “BollaniCarioca”, un lungo viaggio nel cuore della musica popolare di Rio de Janeiro: il samba e lo choro. La passione per il Brasile non è un fugace innamoramento: Bollani collabora con un mostro sacro come Caetano Veloso, suona con molti artisti della nuova scena verdeoro (Marcos Sacramento, Zé Renato, Monica Salmaso, Hamilton de Holanda) e si esibisce con un pianoforte a coda in una favela di Rio. Un’impresa riuscita prima di allora soltanto a una leggenda come Antônio Carlos Jobim.

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La musica, del resto, è sempre stata per Bollani il linguaggio ideale per spostarsi da un luogo all’altro, da un mondo all’altro. Quello del teatro, ad esempio: scrive le musiche per alcuni spettacoli della Banda Osiris (“Guarda che luna!”, “Primo piano”) e di altri attori quali Lella Costa, Marco Baliani, Maurizio Crozza. Affascinato dalla poesia e dalla letteratura, mette in musica assieme al cantautore Massimo Altomare le poesie di Fosco Maraini nell’album “La gnosi delle fanfole” (1998) e realizza un disco-tributo allo scrittore Raymond Queneau (“Les fleurs bleues” 2002), in trio con Scott Colley e Clarence Penn. Oltre a esordire come romanziere nel 2006 con “La sindrome di Brontolo”.

Dai palcoscenici e dalle sale d’incisione agli studi radiofonici e televisivi, il passo è breve. Dal 2006 Bollani conduce dai microfoni di Radio3 la trasmissione musicale “Il Dottor Djembè”, insieme a David Riondino e Mirko Guerrini. Quel programma radiofonico, con cui fa divulgazione e prende in giro il paludato mondo della cultura “alta”, si trasforma anche in uno special tv: “Buonasera Dottor Djembè”, tre puntate andate in onda su Rai3 nel 2010. Sono le prove generali per “Sostiene Bollani”, il suo primo programma televisivo che la solita Rai3 trasmette nell’autunno del 2011 e che ora “l’Espresso” manda in edicola ( qui il piano dell’opera ).

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Nonostante la difficile collocazione oraria (a mezzanotte), la trasmissione ha un successo inaspettato. A fianco di Bollani c’è Caterina Guzzanti, con la sua carica di simpatia, e una serie di ospiti che con lui duettano, recitano, intrattengono. «L’idea è di fare una jam session, avere ospiti musicali che giocano con me che sto lì a fare il conduttore e, tramite le musiche che suoniamo, prendere lo spunto per parlare di musica. Il programma sta un po’ a metà fra il divulgativo e l’entertainment, come le cose che piacciono a me». La musica suonata con passione e spiegata con leggerezza. In altre parole, servizio pubblico.

Fonte Articolo :L’Espresso del 19.02.2014-© DIRITTI  RISERVATI
Link Fonte: http://espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2014/02/19/news/il-pentagramma-secondo-stefano-bollani-1.153969

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