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Intervista a Veronica Vitale, giovane talento italiano molto apprezzata all’estero

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di Mela Giannini  FONTE: FMDBlog – faremusic.it
Veronica Vitale è una giovane e bravissima pianista e cantautrice Italiana.

Veronica, all’estero, in Germania,  ha trovato modo di farsi apprezzare e avere successo…oltre a collaborare con il premio nobel e pianista Ervin László e ad aver lavorato con Bootsy Collins, mitico bassista di James Brown. Questa la sua storia in un intervista esclusiva per FMDBlog, nostro patner-consociato.

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Veronica, se tu dovessi presentarti in poche parole, cosa diresti di te?
 “Guerriero della Luce” lo stesso raccontato da Paulo Coelho.

Quanto è difficile essere giovani artisti in Italia? Che esperienza hai in merito?
Non è solo difficile, è doloroso. L’artista dovrebbe essere valutato come un’opera d’arte in
movimento. Per questo mi sono trasferita all’estero nel 2009 appena ricevuto il contratto di
produzione tedesco, guadagnando il riconoscimento di Artista Internazionale nel 2011. Ho
voluto un banco di prova “Reale” scartando i talent, ed anche i generi musicali di facile
applauso ( Lirica e Classico Napoletano) proponendo il mio esperimento Pop/Fusion. Amo
l’Italia ma il punto è che se scegli di non essere filtrato come la bustina di tisana della sera nel
mestolino dei Talent Show italiani, allora, radio, manager, e case discografiche non ti ascoltano
neppure, ti fanno sentire invisibile e muto.

Cosa ne pensi di quest’era dei TALENT, della musica on line e degli streaming musicali?
Il Talent è una moda, e passerà, Lo streaming invece è uno stile, ed è destinato ad evolversi.
Nell’era dei Talent non avremmo mai conosciuto Jimi Hendrix, o Micheal Jackson! Troppo unici.
Il Talent ha degli Standards, uno stampo obbligatorio nel quale rientrare per essere
riconosciuti. Quelli come me, come Sia, sono degli Outsiders. Immagina una torta deliziosa che
deve obbligatoriamente entrare negli stampini dei muffin: taglia i bordi, gonfia i margini, ed
ecco che hanno bruciato la gavetta e gli spartiti. Lo streaming musicale (v.v Spotify), come le
radio on-line rappresentano invece uno dei più attuali esempi di democrazia ( tutti potrebbero
farlo) meritocrazia ( se sei bravo, e comunichi bene, allora, hai successo) e ribellione, del
pubblico contro l’imposizione della solita lobby discografica, televisiva, e radiofonica. Il
Successo del web risiede nella libertà dell’utente di poter “scegliere” cosa guardare e questo va
oltre 300 canali del digitale terrestre. Il pubblico non è una sfilata di burattini. La potenza del
pubblico e della musica sono come l’acqua,non può essere imbrigliata. L’acqua si scava la
strada anche attraverso la pietra, e quando è intrappolata, crea un nuovo varco.

Come sei passata dal mondo delle Scienze Filosofiche a partecipare poi al Concorso
dell’Associazione Fonopoli di Renato Zero? In cosa consisteva questo concorso?
Mai l’una ha intralciato l’altra, per me coniugare scienza, ricerca, cultura ed arte è un
atteggiamento naturale, altri lo definiscono plus dotazione. L’amore per la Filosofia comunque,
risale al mio terzo titolo universitario (2013) , Il concorso in questione invece al 2004. – “Il
desiderio di lasciare la terra ferma e tentare il mare, Artisti che hanno deciso di
scegliere,appartenere, e rispettare la propria e l’altrui identità, e di voler approdare verso
nuove, possibili, necessarie isole” – Ecco il tema del concorso, e dopo 10 anni questa è la
sintesi perfetta del mio racconto. Non credo al Caso, nel 2006 digerivo una pugnalata infernale
dal Festival di Castrocaro e Produzione, ne stavo morendo, ma tralasciando i dettagli, In quei
giorni d’agosto pregavo disperatamente per un segno, quale ruolo aveva la musica nella mia
vita? Dovevo lasciar perdere? Cosa fare? E…Paff! Mi viene comunicata quel mese con 2 anni di
ritardo, la vittoria firmata dal M° Vincenzo Incenzo con la seguente motivazione << La musica
di Veronica Vitale, metafora di un’umanità intesa come scopo e non come mezzo>> Dio mi è
stato molto vicino, il caso è il suo modo di restare anonimo, se Renato Zero e Fonopoli
avessero anticipato quel comunicato,avrebbero cambiato il corso della mia vita, drasticamente.

Ti definisci ( e lo sei) una songwriter iscritta alla SIAE. In tutta sincerità, sei soddisfatta della
Società Italiana degli Autori ed Editori, o hai delle riserve come molti tuoi giovani colleghi?
è necessario tutelare le proprie opere, ma non sono assolutamente soddisfatta su tema
Internazionale, né per il front desk, né info point, né per il riconoscimento dei proventi di
compilation estere. Escludendo due o tre uffici ( Milano e Roma ) i dipendenti sono impreparati
sul tema. Fra un paio di anni, continuerò con BMI.

Oltre ad essere una songwriter, sei una pianista. Parlami del tuo rapporto con questo
splendido strumento. Quando hai capito che era il “TUO” strumento?
Era il mio unico amico. A 11 anni ho subito quattro tentativi di rapimento (evento più unico che
raro a Boscoreale) tentativi, per mia fortuna falliti, ma essendo poco più che una ragazzina con
treccia, occhiali, paffutella e silenziosa, i compagni di prima media non mi hanno mai creduto”
ero “poco adatta” per piacere a qualcuno, al punto tale da ” non meritare” nemmeno violenza.
Ero invisibile, e insignificante, dicevano – brutta – . In quegli anni, non parlavo con nessuno,
venivo lasciata sola in classe. La sera però frequentavo un coro di ragazzi con la prof.ssa
MariaTeresa Russo, non dimenticherò mai questo nome, il pianoforte era a casa sua. Suonavo
d’istinto. Non ho mai smesso, 4 anni dopo il mio primo maestro di pianoforte mi ascoltò, e
definii i miei brani composizioni, per me erano soltanto parole che non riuscivo a dire a
nessuno. Nella mia stanza chiedevo a Dio un modo per parlare al mondo, poichè nessuno
parlava con me, e lui mi ha donato la musica. Fu come un risveglio, dopo un coma profondo.
Ora Sento il mondo, e quando sono musica, il mondo si ferma a me, e parliamo, in tutte le
lingue.

E’ vero che la tua prima esperienza con il mondo discografico trova i natali nei social?
Si, il mio primo produttore mi ha scovata su MySpace, ho ricevuto il mio primo contratto di
produzione da Francoforte am Main.

Qual è la differenza di “esercitare” la propria arte all’estero rispetto all’ Italia?
Premetto che amo l’Italia e che il mondo non è un ufficio di esaudimento desideri, non c’è
garanzia di successo all’estero, innanzitutto perchè il livello di produzione artistica ( anche
Home Made) è di altissimo livello, su 1000 persone, ci sono 600 talenti. Devi avere un requisito
unico, in aggiunta alla “marcia in più”. Però all’estero se hai talento puro ed autentico, c’è la
“chance” di essere ascoltato e valutato, puoi metterti in fila, e correre la tua maratona. scalare
La gavetta è essenziale perchè continua anche dopo le vittorie, ogni giorno, si ricomincia, gli
artisti sono umili ed hanno un atteggiamento ” Down the Earth”, la mia ultima Jam Session è
stata con Jerry Cantrell, chitarrista degli Alice in Chain, a Seattle ed il mio ultimo singolo ha la
chitarra di Leon Hendrix, fratello di Jimi Hendrix, In Italia, avrei potuto farlo, pur avendone i
requisiti?

Parlami del tuo primo progetto discografico e del feedback avuto rispetto a questo primo
lavoro.
Nel mio bosco Reale” mio debut album, realizzato in Germania. Prima esperienza per me con
il pop sperimentale minimal elettronico, in lingua italiana. Mi ha regalato in pochi mesi,
soddisfazioni uniche, rientrare per esempio come unica voce italiana in 4 compilation post-
terremoto per Fukushima, inclusa ” Song’s for Japan” con il brano ” Il Cielo”, partecipando
alla campagna IFRC in onda su MTV sull’onda di artisti come Lady Gaga. Ad Honolulu ho
vissuto l’esperienza unica di essere riconosciuta da turisti coreani e giapponesi. Il mio primo
singolo ” Hangover” si è collocato ai primi posti della classifica di vendita di Amazon.de in fila
con David Guetta, Flo Rida, Sean Paul e Train. Ho rappresentato con orgoglio l’Italia all’estero
alla Music Messe 2011 di Francoforte, dove ho inaugurato la mia collaborazione artistica e
filiale con Bootsy Collins e Chew Fu,remixer di Rihanna. Il mio primo disco mi ha permesso di
costruire il ponte di passaggio tra sogno e realtà.

Come è stato lavorare con Bootsy Collins il mitico bassista di James Brown?
Qui le parole si fermano. Bootsy William Collins è un verbo coniugato al costante Presente. E’ il
mio papà. Lavori con lui a Cincinnati o New York ed il tempo scivola via dal tuo orologio. Il suo
ozio è un lavoro, e il suo lavoro un riposo: è sia elegante che trascurato; indossa, per scelta, la
tuta dell’operaio e impone il frac indossato dall’uomo alla moda, non subisce le leggi : le detta,
e non cerca di sembrare, lui è. Lo vidi per caso con papà durante un sound check la prima volta
nel 2003 a Vico Equence, il suono del suo basso quasi agitava anche il mare. Non studiavo
musica, però lui mi attirava come il pifferaio di Hamelin, desideravo salire su quel palco e fare
una jam session, istinto, ma lui andò via poco dopo. E’ stato proprio il ricordo di quell’incontro
mancato che nel 2011 mi ha spinta ad abbandonare la conferenza stampa della Music Messe di
Francoforte e raggiungerlo. Rividi Bootsy accanto al palco Warwick a firmare copie, uno stand
più avanti del mio, il cuore quasi esplodeva. Mi misi in fila come tutti quanti gli altri, aspettai il
mio turno e gli parlai. La sua sessione di autografi era pianificata per 3 giorni. Tornai da lui tutti
e tre i giorni. Non ci siamo più lasciati, ed è uno di quei capitoli che mi ricordano che a
prescindere dal tuo ruolo, celebre o meno, devi restare lucido in mezzo alla gente, disponibile,
piedi a terra.La musica non è stata una mia scelta, io parlo di missione, in realtà credo di esservi
stata trascinata dalla corrente, un gomitolo di lana fra le mani di Dio, che improvvisamente si
scioglie e si spiega in un semplice filo. Bootsy è un capitolo di quel “ caso”. Mi sono ritrovata nel
2013 negli Stati Uniti d’America, non solo per finire quella Jam lasciata sospesa, ma ritrovandomi,
erede della sua musica, e della sua vita, insieme a suo figlio Ouiwey. Legacy of a new Breed of Funk.

E’ vero che la tua tesi di laurea aveva per soggetto il premio nobel e pianista Ervin László?
Collaboro tutt’ora con Ervin Laszlo, ed il figlio Alexander, e si, ho elaborato la teoria avanzata
dei sistemi dimostrando nero su bianco la possibilità di cambiare il mondo. Ho raggiunto il
primato di pubblicazione nella mia facoltà.

Cosa ami di questo grande personaggio?
Che è un pianista, ed un visionario concreto e realista.

Hai lavorato anche con un altro grande, il Maestro Stelvio Cipriani. Che cosa ricordi di quella
esperienza , cosa ti è rimasto da quell’incontro artistico?
Siamo coinvolti in un progetto mondiale per il Vaticano, e sono interprete italiana del suo
brano ” Anonimo Veneziano” – To Be the One You Love, co-protagonista dello spettacolo
teatrale sulla sua vita. Il Maestro Stelvio Cipriani, è diventato il mio migliore Amico. Ho
imparato a dare significato alla parola “Amico”, leggendo il libro di Antoine de Saint-Exupéry :
noi due siamo un pò come quella volpe che dice “L’essenziale è invisibile agli occhi”, e quel
piccolo principe che dal suo pianeta può vedere anche 43 volte il tramonto. Il Maestro Stelvio è
Schietto, ironico, affidabile e coerente, non parla “politichese” con me. Un uomo altruista,
modesto e che ha fatto di tutta la sua vita un’immensa opera d’arte filmica. Il più bell’incontro
di sempre da quanto sono rientrata in Italia. Diapositive di una Roma Capitale del cinema ed un
salotto in cui entrare in punta di piedi. Ascoltare i racconti del Maestro è come restituire vita
all’eco del trambusto di Via Veneto, di Cinecittà, della Rai, della RCA, è come rivederli tutti
ancora lì, a far musica, cinema, quello vero.

Ho saputo della tua collaborazione con Rolando D’Angeli. Parlami del tuo ultimo lavoro.
Rolando D’angeli è un venditore di stelle ed al momento è troppo impegnato nella Produzione
(Remix o Rimpasto?!) Goggi, per poter guardare al Cielo. E va bene così. Bisogna avere ancora
un caos dentro, per partorire una stella.

Per finire una domanda alla “Marzullo“: Se tu avessi il potere di realizzare un sogno dovendo
però rinunciare a qualcosa della tua vita privata, che sogno vorresti realizzare e a cosa
rinunceresti?
Ho rinunciato immediatamente a tutto per questa vita, che ho già vissuto 3 volte, ed ho pagato
ogni grammo di felicità con 1 kg di dolore. L’amore per la musica, non ha mai lasciato spazio, a
nessun altro tipo d’amore, quindi non so che dire. Si ha poco da rinunciare quando non hai
niente, ma al contrario, sorrido, c’è solo tutto da conquistare.

Insurgent Official Soundtrack #1 Veronica Vitale [IVEE] feat Leon Hendrix [Preview]
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