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Kurt Cobain: 20 anni dalla morte del poeta dannato, “avverso al genere umano”.

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Di Mela Giannini
L’8 Aprile del 1994 fu trovato esanime il corpo del poeta rock di Seattle, Kurt Cobain, frontman dei Nirvana, il gruppo che con il suo grunge, cambiarono i connotati del rock moderno, gettando il seme ad un filone musicale che in gergo viene chiamato “la scuola rock di Seattle” da cui hanno preso i natali, subito dopo i Nirvana, altri gruppi mitici di Seattle, primi tra tutti i Pearl Jam di Eddie Vedder.

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In realtà, anche se Kurt fu trovato morto l’8 marzo, successivamente l’autopsia indicò come il 5 Aprile il giorno della sua morte, avvenuta all’età di 27 anni, e per questo, di fatto, l’artista rientra nel “maledetto” e mitico “Club del 27“, club popolato da grandi, maledetti & dannati della musica, come Brian Jones, Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Amy Winehouse…ecc ecc, tutti morti tragicamente e vissuti “bruciandosi velocemente…invece che spegnersi lentamente“, come scrisse nella lettera d’addio prima di suicidarsi proprio Kurt, citando i versi di una canzone di Neil Young, “It’s better to burn out then to fade away”.

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Kurt aveva fatto perdere le sue tracce il 1mo aprile 1994, notte della sua fuga dall’Exodus Medical Center di Los Angeles, centro di disintossicazione dove cercava di “ripulirsi” dalla droga che lo stava devastando.
Per giorni la moglie Courtney Love cercò di rintracciarlo, rivolgendosi addirittura ad un investigatore privato, Tom Grant, e poi denunciandone la scomparsa alla polizia.

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Nel frattempo, l’ormai troppo sensibile e tormentata anima del dannato poeta Kurt, aveva preso atto che non ce la faceva più a vivere, a sopportare l’ambiente musicale che non sortiva più alcun interesse e sensazioni in lui, ma soprattutto aveva preso atto della sua incancrenita frustrazione per il disagio del suo rapportarsi alla gente, per il suo sentirsi imprigionato nella paura di vivere ed essere – sue testuali parole – ” avverso al genere umano”.

In quei 3 giorni maturò l’idea di suicidarsi, cosa che fece dopo essersi imbottito di eroina e altri tipi di stupefacenti.
Il suo corpo fu ritrovato da un elettricista, presso la serra/garage della sua abitazione in riva al Lago Washington a Seattle, con accanto il fucile da caccia calibro 20 con cui si sparò in testa, una scatola con dentro droga, siringa, aghi, cucchiaio, sigarette e un paio di occhiali da sole (così come hanno rivelato alcune immagini scattate dalla polizia dopo il ritrovamento del corpo e rese note alcuni giorni fa) e soprattutto una lettera d’addio, in apparenza diretta all’amico immaginario della sua infanzia “Boddah”, ma invece di fatto rivolta al mondo della musica e ai suoi fans…e poi anche alla moglie Courtney Love e alla figlia Frances Bean.

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A 20 anni dal tragico suicidio di Kurt Cobain, una galleria parigina, l’Addict Galerie, espone fino al 21 giugno 2014 il “The last shooting”, gli inquietanti scatti dell’ultimo shooting fotografico fatti dal fotografo Youri Lenquette a Kurt, in cui quest’ultimo viene ritratto mentre armeggia con una pistola, puntandola contro se stesso e contro l’obbiettivo…immagini forti ed emblematiche, che con il senno del poi evocano sensazioni di “presagio” per quello che di lì a qualche mese (circa 2 mesi ,visto che le foto furono scattate nel Febbraio 1994) sarebbe successo, ossia spararsi per “sparare e far sparire” tutto quello che lo osservava e guardava al di la dell’obiettivo.

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Ricordiamo che in quel periodo i Nirvana erano in Tour in Europa e che l’ultima apparizione televisiva del gruppo, con Kurt vivo, risale proprio ad una trasmissione italiana, “Tunnel” su RAI 3, condotto da Serena Dandini e che proprio in Italia, pochi giorni dopo, Kurt fu trovato in coma, a causa di un overdose da eroina, all’Excelsior di Via Veneto a Roma e salvato in extremis dall’equipe medica del Policlinico Umberto. Di lì ad un mese esatto Kurt si tolse la vita.

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Lettera d’addio lasciata da Kurt Cobain:

Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po’ vissuto che preferirebbe essere uno snervante bimbo lamentoso. Questa lettera dovrebbe essere abbastanza semplice da capire. Tutti gli avvertimenti della scuola base del punk-rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, intendo dire, l’etica dell’indipendenza e di abbracciare la vostra comunità si sono rivelati esatti. Io non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla e nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai. Questo mi fa sentire terribilmente colpevole. Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury, a lui la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l’ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così. Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e l’apprezzo, Dio mi sia testimone che l’apprezzo, ma non è abbastanza).
Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo colpito e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Io sono troppo sensibile. Ho bisogno di essere un po’ stordito per ritrovare l’entusiasmo che avevo da bambino. Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fans della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l’empatia che ho per tutti. C’è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile, ingrato, pezzo dell’uomo Gesù! Perché non ti diverti e basta? Non lo so. Ho una moglie divina che trasuda ambizione ed empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia.
Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall’età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici. Penso sia solo perché io amo troppo e mi rammarico troppo per la gente. Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione, e ricordate, è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente.
Pace, amore, empatia. Kurt Cobain.
Frances e Courtney, io sarò al vostro altare.
Ti prego Courtney continua così, per Frances.
Per la sua vita, che sarà molto più felice senza di me.
VI AMO. VI AMO.

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Ricordiamo la discografia dei Nirvana con Kurt Cobain:

BLEACH 1989 (con i Nirvana)
NEVERMIND 1991 (con i Nirvana)
INCESTICIDE 1992 (con i Nirvana)
IN UTERO 1993 (con i Nirvana)
MTV UNPLUGGED IN NEW YORK 1994 (con i Nirvana)
FROM THE MUDDY BANK OF THE WISHKAH 1996 (con i Nirvana)
NIRVANA 2002 (con i Nirvana)
WITH THE LIGHTS OUT 2004 (con i Nirvana)
SILVER: THE BEST OF THE BOX 2005 (con i Nirvana)

Video – Foto racconto degli ultimi mesi di vita di Kurt Cobain, con il racconto fuoricampo di Tom Grant.
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Comments

1 COMMENT

  1. Avverso al genere umano e poi però si è riprodotto. Anche io sono misantropa e non è una malattia, lo è non esserlo. Non si può ammirare una razza maledetta, crudele che schiaccia i deboli.

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