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La CULTURA in Italia non ha valore. Lo STATO smantella il Teatro dell’Opera di Roma e licenzia l’orchestra e il coro.

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di Mela Giannini
Alla fine il Cda (Consiglio di amministrazione) del Teatro dell’Opera di Roma ha optato per il licenziamento dell’orchestra e del coro e questo dopo mesi e mesi di confusione e tensioni, scioperi, idee e piani di rientro e soprattutto dopo la “brusca” uscita da tutto questo scenario del “famoso” direttore dell’orchestra e coro in oggetto, il Maestro Riccardo Muti.

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Le istituzioni locali e statali e il Cda hanno giustificato questa decisione come “NECESSARIA“, altrimenti l’alternativa sarebbe stata la “CHIUSURA“.
Ma davvero non c’erano altre alternative?
Ma davvero uno dei teatri più importanti del mondo con una orchestra tra le più apprezzate del mondo alla fine si è ridotto a questo?
Come mai per la CULTURA in questo paese NON ci sono MAI altre alternative e soprattutto risorse?

Fa davvero rabbia ascoltare  le parole del sovrintendente Carlo Fuortes quando dice che è stata , sue testuali parole,”Una scelta molto dura e sofferta […] l’alternativa era la chiusura ” e poi ascoltare a ruota, la stessa solfa prima dal sindaco di Roma, Ignazio Marino che si limita a sottolineare che è stato “un percorso mai eseguito prima nel nostro Paese […] non c’erano alternative“, e poi dal ministro Dario Franceschini che conferma che quanto è successo: “E’ un passaggio doloroso ma necessario per salvare l’Opera di Roma e ripartire“.

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Eppure si era accesa una speranza per la risoluzione della situazione quando , in un incontro/riunione tra i soci fondatori dell’Opera – Mibact, la Regione Lazio e il Comune di Roma si era arrivati alla decisione di trovare il modo concreto, le soluzioni necessarie per “risanare a monte il disavanzo economico ” e far rinascere così lo storico teatro. Invece, tutto quello che ha fatto il Cda è stato “LICENZIARE”.

Il ministro Franceschini, come per giustificare la “latitanza” dello STATO in tutta la situazione, uno STATO, che non trova le risorse necessarie per preservare la CULTURA del nostro paese, si è affrettato a “spiegare” quanto successo dando la colpa a tutti tranne che alle istituzioni…dando la colpa, in modo poco velato, addirittura anche al Maestro Muti che con il suo abbandono – a suo far intendere- ha fatto precipitare il numero di abbonamenti e ha scoraggiato gli sponsor ad investire.
Invece la realtà è proprio in senso contrario, perchè l’abbandono del Maestro Muti è stata la diretta conseguente della latitanza delle istituzioni e l’aver capito che le intenzioni del Cda, sin dall’inizio, non erano trovare “soluzioni”, ma mettere in atto un vero e proprio progetto di smantellamento del Teatro dell’Opera .

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E’ toccato al sindaco Marino  dare la notizia dei licenziamenti, in una conferenza stampa, e questo quanto da lui detto:
Alla vigilia di Natale del 2013 è stato deliberato l’inizio del risanamento da quel disavanzo disastroso che avevamo trovato al momento del mio insediamento. Poi purtroppo una serie di situazioni hanno determinato una perdita di biglietteria, una fuga degli sponsor che vogliamo invece attrarre. Il doloroso e recente messaggio del maestro Muti ha determinato una frenata degli abbonamenti e una fuga degli sponsor. Ci troviamo con un risanamento avviato ma con differenza di entrate di 4,2 milioni di euro per l’anno prossimo. In una decisione così drammatica questo procedimento coinvolgerà 182 unità di personale su 460, non riguarda gli altri 278″. Da questa operazione, stando alle stime di Fuortes, si otterranno 3,4 milioni di risparmi […] Se si organizza tutto nel migliore dei modi dal 1 gennaio il teatro dell’Opera potrebbe aver nuova orchestra e coro che potrebbero essere anche costituiti dai vecchi musicisti, però con una forma contrattuale del tutto diversa: non sarebbero più dipendenti ma sarebbero loro a formare un’orchestra o un coro indipendente“.

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Ovviamente e GIUSTAMENTE le reazioni dei sindacati che tutelano i maestri orchestrali e il coro sono state dure e ferme, perchè invocano a gran voce il rispetto dell’art 18 e si prepara una guerra tra tutti i sindacati che faranno fronte comune legalmente contro questa decisione.

Secondo il sovraintendente Fuortes, quello che si è fatto con il Teatro d’opera a Roma è solo l’inizio di quanto faranno altri Teatri, perchè secondo lui “le orchestre dei teatri lirici debbano essere considerate l’eccellenza della musica in Italia, formate da artisti, non da impiegati. Qui non dobbiamo pensare all’articolo 18, questa è tutt’altra cosa“.

Certo, il discorso di Fuortes non farebbe una grinza se non fosse per il fatto che comunque nella nostra legislazione non esistono assolutamente leggi che sostengono,  incentivino iniziative del genere, e aiutino gli artisti e l’arte  verso questa direzione.
Infatti, come già detto, la CULTURA in questo paese NON ha valore e dovrebbe- secondo loro- essere gestita da gente che ha soprattutto (se non solo quelli) interessi economici che esulano da quelli CULTURALI.

La CULTURA è un bene pubblico, fa parte del nostro patrimonio, e trova radici profonde nella storia del nostro paese e deve,per questo, essere tutelata e preservata dallo Stato… quello Stato che rappresenta i cittadini Italiani e i loro interessi…anche culturali,  perchè un paese senza cultura è un paese senza anima!

Nel Video che segue , è ripresa una conferenza stampa di fine Luglio 2014 quando il Sindaco Ignazio Marino con i vertici dell’Opera indicava delle soluzioni, indicando “leggi Statali”, e diceva testuali parole:
Il dissesto ha portato a sollecitare l’accesso alla legge Bray per gli enti lirici, per evitare la liquidazione del Teatro
Oggi invece, a distanza solo di 2 mesi, in un’altra conferenza stampa , annuncia i LICENZIAMENTI.
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