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La UE consiglia alla SIAE di usare i “Creative Commons” per i diritti d’autore.

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di ARTURO DI CORINTO
Il Parlamento italiano si appresta ad allungare la vita del copyright. Aumentano gli acquisti di musica in streaming e una corte d’appello olandese ammette: “Impedire l’accesso a un sito pirata è un metodo inefficace”

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IL mercato unico europeo della musica è una realtà. Approvata la direttiva Barnier del 2012, le società di gestione collettiva dei diritti potranno operare facilmente su tutto il territorio dell’Unione e gli artisti potranno scegliere da chi farsi rappresentare: la contropartita? Quelle società saranno soggette a maggiori obblighi di trasparenza verso i propri associati e dovranno garantire una migliore gestione e redistribuzione dei proventi collettivi. E, per intenderci, non potranno più comprare palazzi.

Inoltre, mentre Scelta Civica e SEL depositano in Parlamento le loro proposte di privatizzazione e riforma della Siae, la Società Italiana Autori ed Editori in base alla direttiva dovrà accettare che in futuro i propri iscritti possano distribuire ed eseguire online le opere non commerciali tutelate con le licenze Creative Commons senza per questo rinunciare alla riscossione dei proventi di altre opere da essi stessi consegnate alla Siae. Gli artisti fanno festa. I motivi sono molti e diversi ma due in particolare: questi artisti ritengono che il valore delle loro opere non sia solo commerciale e che spesso sia inferiore ai costi da sostenere per farle proteggere e poi non vogliono essere limitati nel riuso delle proprie opere, soprattutto se a fini benefici come accaduto con i concerti per i terremotati modenesi.

Di contorno gli stessi autori considerano il sistema attuale di copyright inefficiente, sia da un punto di vista pratico – nessuno sa veramente quali e quante sono le opere tutelate (è successo col caso Napster in cui le major non avevano un archivio aggiornato delle opere) – ­ sia da un punto di vista economico: perchè la rendita per gli autori è decrescente negli anni: fatta la rendita pari a 1 euro, questa rendita dopo 50 anni è di otto millesimi di euro (E Mozart finiì in una fossa comune. Vizi e virtù del copyright, Fabio Macaluso, Egea 2013)

Allungamento della durata dei diritti connessi. E nonostante questa banale considerazione il Parlamento italiano si accinge ad aumentare la durata temporale della tutela dei diritti connessi delle opere musicali da cinquanta a settant’anni. In questo caso l’intento è nobile, parte dalla constatazione dell’aumento della speranza di vita dei giovani autori e non rinviabile: si tratta di recepire la direttiva 2011/77/UE. Anche se uno studio dei dati storici del copyright office americano ha stimato il tasso di svalutazione annuale di un’opera tra 5,4 e il 12,2 % che si traduce in una vita commerciale media tra gli 8 e i 15 anni. Insomma, come hanno detto i premi nobel interpellati nella famosa causa Eldred vs. Ashcroft ­ che ha visto il lancio delle Creative commons da parte di Lawrence Lessig­, non esiste evidenza che allungare la durata temporale della tutela incentivi gli autori senza instaurare un sistema di rendite improduttive che sottraggono ai giovani autori la possibilità di attingere al patrimonio preesistente e alle loro stesse opere.

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Cardani contro tutti. Tra pochi giorni inoltre entrerà in vigore il regolamento Agcom contro la pirateria online. E questo nonostante i rilievi dell’Europa al regolamento per le incertezze giuridiche che presenta, le pesanti critiche delle associazioni di consumatori e lo spettro di una class action contro i presunti danni economici che potrà determinare nei confronti degli Internet provider. Questi ultimi saranno obbligati a inibire accesso e contenuti di presunti siti pirata sulla base di una semplice segnalazione ancora prima dell’intervento della magistratura e violando la privacy degli utenti. Il presidente dell’Authority sulle comunicazioni Angelo Cardani è atteso per domani davanti alle commissioni riunite Cultura e Telecomunicazioni per ascoltare gli eventuali rilievi dei parlamentari da lui redarguiti in un convegno di qualche giorno fa: “Vorrei ricordare ai parlamentari che in questi mesi mi hanno attaccato sul regolamento per la tutela del copyright online, che il regolamento lascia inalterate le garanzie giurisdizionali e non pregiudica la possibilità che il Parlamento possa legiferare in questo campo”, perciò “Il Parlamento non ha bisogno che l’Agcom si faccia da parte”. Frase che però era stato sempre il suo cavallo di battaglia negli ultimi mesi per fronteggiare le aspre critiche di chi ritiene che l’Agcom non possa svolgere i ruoli che si l’Autorità si autoattribuisce col regolamento. Era stato lo stesso Renzi il giorno dell’incoronazione a capo indiscusso del Partito Democratico a criticare esplicitamente l’operato dell’Agcom.

Musica online e pirati. Nonostante i giri di vite sul copyright i difensori dei diritti digitali comunque non stanno a guardare. Su richiesta di XS4ALL, una corte d’appello olandese ha ribaltato la sentenza che obbligava gli ISP nazionali a bloccare l’accesso ai torrent di Pirate Bay etichettando questa misura come “inefficace” rifacendosi a una analoga sentenza della Corte Europea di Giustizia che aveva stabilito che nessun ISP dovrebbe essere obbligato a inibire l’accesso a un sito, essendo la misura sproporzionata e inefficace. Tuttavia, tanto per stare sicuri, Pirate Bay ha da poco annunciato la diffusione del suo nuovo Browser anti­censura.

Nel 2013 per la prima volta la vendita di canzoni in download ha registrato un calo pari al 6% nel mercato statunitense mentre sono in crescita i proventi derivanti dallo streaming di servizi come Spotify che, previo accordo con i titolari dei diritti (d’autore e connessi), mettono a disposizione degli utenti tutte le loro raccolte. E il provvedimento votato oggi dalla UE sembra andare in questa direzione. Secondo l’europarlamentare Luigi Berlinguer: “E’ una riforma legislativa seria, che ha creato un gioco win-win allargando la torta del copyright e dimostrando che finora la commissione non aveva voluto legiferare scegliendo di concentrarsi sul tema della pirateria invece di migliorare il sistema di vendita e accesso alle opere allargando l’offerta verso forme legali”.

Fonte Articolo :Repubblica.it

Gino Paoli attuale presidente della SIAE
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