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L’era dei Talent e la crisi discografica: Riflessioni

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di Matteo Tacchi
Sempre più spesso, negli ultimi anni, ci si imbatte in discussioni che riguardano lo stato del settore musicale, della discografia e della musica in genere, e sempre più spesso questi discorsi convergono o si intersecano con il problema “Talent”, piaga atavica dell’attuale era discografica.

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Essendo un amante della musica non ho potuto fare a meno di notare che ultimamente la discografia è succube dei Talent e che questi hanno addirittura invertito la “filiera” musicale, perché oggi grazie ad essi prima si diventa famosi in TV (con tanto di fan) e solo dopo si deve conquistare il vero successo…esattamente il contrario di come dovrebbe andare!

Pensando e riflettendo sul fenomeno dei Talent, mi sorgono spontanee delle domande:
Com’è che molti anni fa le case discografiche o comunque i Talent Scout scoprivano davvero talenti (interpreti, personaggi da palco, autori/compositori ecc.) senza bisogno di passare per i Talent (dove spesso, lo sappiamo tutti, i ragazzi non vengono selezionati solo in base a criteri musicali)?

E com’è che sempre molti anni fa le radio, invece che fare la programmazione solo dietro pagamento, trasmettevano canzoni sulla base dei propri gusti personali e delle richieste (vere) dei radioascoltatori, scoprendo (e lanciando) quasi sempre artisti validi che poi avrebbero preso il volo?

Sarà per questo che all’epoca uscivano canzoni meravigliose e artisti bravissimi che hanno fatto la storia mentre oggi siamo messi piuttosto male?

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Il mio umilissimo parere è che oggi i “ragazzi talentati” diventano famosi in maniera “preventiva”, già durante i talent (perché ovviamente presenti in TV davanti a qualche milione di telespettatori/futuri fan) ancor prima di aver “meritato” la notorietà sulla base delle proprie capacità, cioè accade esattamente il contrario di ciò che dovrebbe essere (in ogni lavoro) e ciò è assurdo!

Questi ragazzi poi dovranno dimostrare in futuro di saper andare con le proprie gambe, di avere davvero talento (e testa!) e di meritare la celebrità che la TV gli ha già “regalato”…è un po’ come se uno venisse pagato in base a ciò che prometterà di fare (vedi i politici)…non esiste!

Ma soprattutto la cosa triste è che poi le case discografiche invece che puntare su talenti veri e magari anche a lungo termine (cosa che oggi mi rendo conto essere un lusso, anche e soprattutto per la crisi discografica in atto) scelgono la via facile, prendendo questi ragazzi dei Talent perché sanno che, ovviamente, sono già famosi e hanno un seguito mica da ridere (e che questo significa risparmiare tantissimo sulla promozione), non certo per il talento (tranne alcuni casi ovvio), senza contare che anche le canzoni a mio avviso risentono di questa situazione paradossale, perché mentre all’epoca era obbligatorio tirare fuori brani forti per fare il famoso “botto” e arrivare al successo (e quindi vi era anche una sana ricerca di bravi autori/compositori basata sul merito), oggi secondo me non è più così, almeno per ciò che riguarda i cantanti usciti dai Talent, perché essendo già famosi è in previsione che per questo motivo qualcosa venderanno o comunque saranno trasmessi dalle varie radio, non si rende più necessaria la ricerca della bella canzone (e non mi stupirei se gli autori che scrivono per questi ragazzi siano quasi sempre gli stessi, una sorta di casta/lobby i cui membri, a differenza degli autori esterni e non famosi, possono piazzare i loro brani anche se magari non proprio “geniali”)…l’Italia, anche sotto questo aspetto, non credo sia un paese meritocratico.

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La discografia ha fatto la sua parte (in negativo) nella “degenerazione” dei Talent in musica, l’ennesimo sbaglio delle case discografiche (soprattutto delle Major) che va ad aggiungersi a quelli fatti negli ultimi anni…su tutti quello di non essere state lungimiranti e di non aver cavalcato l’onda del cambiamento (internet in sostanza), sfruttando le nuove tecnologie e non cercando (inutilmente) di combatterle….perché chi decide di combattere il progresso è destinato a perdere clamorosamente. Infatti la discografia, durante questa battaglia, ha perso alla grande, sia tempo  (circa 15 anni) che denaro.

E dire che se l’avessero sfruttato bene, detto cambiamento, oggi la musica ne avrebbe guadagnato (e anche chi la fa). Invece oggi il “prodotto musica” viene sì consumato molto più che in passato (grazie al web), ma spesso gratuitamente o a prezzo ridicolo, con la conseguenza che chi questa benedetta musica la produce (con immane fatica e rischio personale), non vede ripagato in modo equo il proprio impegno, talento ed eventuale successo (tranne i pezzi da 90).

Non si è mai vista una situazione paradossale simile in nessun altro settore. E’ come se uno scrittore da 1 milione di copie fosse costretto a fare il cameriere per campare perché il suo libro è stato “scaricato” illegalmente o letto legalmente ma su siti che poi all’autore danno poco o niente, o per fare un esempio più terra terra, è come se in pizzeria tutti potessero farsi una pizza gratis “scaricandola” senza correre nessun rischio, perché in sostanza è ciò che accade. Anche la politica, in tutti questi anni, non ha mosso un dito per difendere il copyright in rete e con esso tutti i lavoratori del settore (partendo dai compositori/autori, passando per i produttori, i tecnici ecc. fino ad arrivare alle donne delle pulizie nei vari studi di registrazione) ma soprattutto la cultura in primis, perché la musica è CULTURA!

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Se penso che anni fa (ed ero solo un semplice ragazzino con la passione della musica), di fronte all’inizio della crisi musicale, mi chiedevo come fosse possibile che le case discografiche non si organizzassero creando servizi Web sia per gli utenti che per gli addetti ai lavori, garantendo ottimi servizi ai fruitori di musica (a prezzi ragionevoli), ed equi compensi per chi questa benedetta musica la fa. Possibile non ci siano arrivate?!
Le major, intendo dire, avrebbero dovuto loro creare delle proprie piattaforme tipo YouTube, Spotify, iTunes e via dicendo, questo era da fare: cavalcare l’onda del cambiamento (inarrestabile) e sfruttarla al meglio!

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Non so se ormai sia tardi o meno per fare qualcosa in merito (per quel poco che ne so non credo affatto), ma confido nell’intraprendenza di qualcuno e nelle giuste leggi a tutela delle opere dell’ingegno (perché una società in cui queste non vengono tutelate, in ogni settore sia chiaro, è destinata al fallimento). Confido nel fatto che le case discografiche creino una grande piattaforma che abbia un diretto e ampio controllo della gestione della fruizione della musica e dell’equa, giusta e veloce ridistribuzione degli introiti (royalties, diritti d’autore ecc.) agli autori/addetti ai lavori, togliendo così di fatto il monopolio a gente come Google & Co, realtà di fronte a cui la discografia e il settore musicale  a tutt’oggi è costretto a piegarsi.
Che sia questa la via giusta per una rinascita del settore?!

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