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Lo Streaming musicale supera la vendita dei CD, ma crea malumori

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di Mela Giannini
Un dato importante, per il settore musicale, arriva questi giorni dall’America.

Dagli ultimi dati forniti dalla RIAA (Recording Industry Association of America), per la prima volta le vendite di musica con il supporta “fisico” CD vengono battute dallo streaming musicale on line.

Certo, questo dato non coglie di sorpresa nessuno, specie gli addetti ai lavori. Semmai da delle conferme su quanto già si prevedeva. Da conferme sul fatto che lo streaming musicale, ormai, si sta imponendo sempre di più come “modalità” più potente di distribuzione e fruizione della musica online.
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Questa notizia, ovviamente, non ha fatto altro che acuire la guerra sul copyright già in atto, perchè i compensi (irrisori) versati per i diritti d’autore, non soddisfano buona parte degli artisti. Gli artisti inoltre contestano la poca trasparenza nel conteggio degli streaming e il fatto che non è possibile accedere ai dati (reali) degli stessi.

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Forse in molti non sanno come,  piattaforme tipo Spotify o Deezer o Pandora o Google Play ecc ecc, realmente ripartiscono le royalty.  Il sistema usato è simile a quello delle scommesse a “TOTALIZZATORE” .
Per meglio esser chiari, il “Totalizzatore” è, ad esempio, il sistema di scommesse diffuso soprattutto negli ippodromi, sistema in cui gli importi giocati da tutti gli scommettitori, confluiscono in un unico “montante”, il cui valore diventerà il montepremi.

Per quanto riguarda la ripartizione delle royalty da parte delle piattaforme musicali streaming, la somma del ricavato derivante dalle pubblicità e dagli abbonamenti di ogni piattaforma, confluisce in una sorta di “MONTEPREMIO“.  Di questo TOTALE, la piattaforma trattiene per se il 30% e il rimanente, in base alle percentuale di ascolti sul totale degli streaming, viene girato agli artisti.

A questo punto voi vi chiederete quanto vale uno stream?! Lo stream di ogni canzone, calcolato dai gestori delle piattaforme, è mediamente € 0.006. E si, avete letto bene… è una cifra davvero irrisoria!
Ma attenzione! Molti pensano, erroneamente, che il tutto funzioni pressapoco così: “Quanto più viene ascoltato un artista, tanti più soldi gli vengono riconosciuti“. E no…ed è qui che “casca l’asino”!
Il dettaglio da tenere in considerazione è che, le piattaforme dello Streaming musicale, non essendo Case Discografiche e non detenendo le Edizioni dei brani, loro – come già su indicato – NON guadagnano dai singoli ascolti, ma dalla pubblicità e dagli abbonamenti. Per cui, chi dovrebbe (usiamo il condizionale che è meglio ) guadagnare davvero con questo sistema di ripartizione delle Royalty?
Ovviamente gli artisti che vanno per la maggiore,  e i loro guadagni, paradossalmente, arrivano anche da chi ha comprato gli abbonamenti per seguire artisti o musica che non è nelle posizioni alte delle classifiche…arrivano anche da gente che ha ascoltato in streaming  artisti minori.

Discorso diverso è il totale degli streaming per canzone di un artista, che vengono convertiti e conteggiati in download per le classifiche dei “singoli” (100 streaming, della durata minima di 30 secondi, per 1 download)

Per cui, nella bagarre  in atto sulla ripartizioni delle royalty, quello che giustamente chiede la maggior parte degli artisti, oltre a tutto il resto, è un sistema di ripartizione  sulla base degli ascolti veri che ogni brano totalizza.

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Tornando comunque ai dati della RIAA, il giro d’affari ottenuto nel 2014 dalle piattaforme musicali Streaming è di ben 1,87 miliardi di Dollari, contro i 1,85 miliardi di Dollari ricavati dalla vendita dei CD musicali.

Certo, l’altra faccia della medaglia di questi dati, è che il 2014 ha finalmente segnato una crescita del 2% (nel 2014 sono stati venduti 4,86 miliardi di Dollari di musica) della “vendita di musica”, rispetto al 2013, entrate che arrivano evidentemente proprio dallo Streaming. E questo è un dato certamente positivo, almeno per l’industria musicale, che di fronte alla crisi della vendita dei dischi – ormai con un trend costantemente in discesa – nello Streaming ha trovato il modo di diversificare le fonti di entrata.

Ovviamente, il trend che segna la crescita esponenziale della fruizione di musica on line tramite lo Streaming, non riguarda solo l’America. Secondo i dati presentati a Gennaio dalla FIMI (Federazione industria musicale italiana), i servizi streaming in Italia sono cresciuti addirittura dell’80%.

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