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LUCIO BATTISTI: 18 ANNI SENZA DI LUI

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di Mela Giannini

Diciotto anni fa, il 9 settembre 1998, Lucio Battista moriva a soli 55 anni, per un male incurabile, a Milano. Era nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone in provincia di Rieti.

Iniziò la carriera nel 1962, da Napoli, con “I Mattatori”, poi a Milano e Roma. Nel 1965 Lucio fece un provino con il discografico Franco Crepax. Insieme a Crepax c’era anche Christine Leroux, un’editrice musicale (delle edizioni El & Chris) di origine francese, che a Milano faceva scouting per la casa discografica Ricordi. Da questo incontro seguì un altro e importante incontro, quello con l’autore Giulio Rapetti, ossia Mogol.

La prima canzone della collaborazione storica tra i due fu nel ‘67, brano dal titolo “29 settembre”, scritta per l’ Equipe 84. Fu subito un successo. A questo successo ne seguirono altri, come il singolo “Prigioniero del mondo/Balla Linda” (nel ’68) e “Un’avventura” (nel ’69 al Festival di Sanremo).

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Il primo album di Battisti uscì il  4 marzo 1969, disco che aveva come titolo il suo nome, “Lucio Battisti“.
Nell’album c’erano brani già pubblicati negli anni precedenti, compresi sei canzoni già edite nelle versioni di altri cantanti e gruppi (nell’album i 6 brani sono interpretati invece da Battisti). Da quest’album venne estratta la famosa “Acqua azzurra, acqua chiara” (lato B del singolo era “Dieci ragazze”).

Da qui in poi (fino agli anni ’80, più o meno) la scalata al successo di Lucio, e del sodalizio con Giulio, fu un’ascesa inarrestabile, con successi su successi, tra singoli e album, sempre in cima alle classifiche.
Nel ’73 i due piazzarono al 1mo e al 2ndo posto della classifica dei singoli due loro brani, “Il mio canto libero” e “Il nostro caro angelo”, strappando la vetta a brani storici e mitici internazionali come “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd e “Don’t Shoot Me I’m Only the Piano Player” di Elton John .

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Dopo “Una giornata uggiosa” il mitico duo, Battisti-Mogol, si separò. Mogol cominciò a collaborare con altri artisti e Battisti iniziò a sperimentare nuove collaborazioni, prima con Grazia Letizia Veronese – nome d’arte Velezia – (donna che diventerà sua moglie e con cui pubblicò l’album “E già”, disco lontano dalle precedenti sonorità battistiane, pieno di sintetizzatori e arrangiamenti elettronici), e poi con Pasquale Panella. Con quest’ultimo realizzò cinque album, tutti sperimentali, che non trovarono però grande riscontro tra il pubblico, così come per le canzoni che Lucio realizzò con Mogol in passato.

Tra gli ultimi e significativi lavori firmati da Battisti furono gli album “Don Giovanni” e “Hegel”.
Intanto, anni prima degli album dell’ultimo periodo artistico battistiano, Lucio Battisti decise di ritirarsi dalla scena pubblica, non volle più comparire in video, o live o altro.

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A fine agosto del ‘98 arrivò la notizia che lasciò tutti basiti: “Battisti ricoverato in una clinica milanese per un male incurabile“.
La moglie vietò la divulgazione dei bollettini medici. Pochi giorni dopo, il 9 settembre, arrivò, purtroppo, la tragica notizia della morte di Lucio.
L’unico bollettino medico rilasciato sulla morte dell’artista recitava:
Il paziente, nonostante tutte le cure dei sanitari che lo hanno assistito, è deceduto per intervenute complicanze in un quadro clinico severo sin dall’esordio”.

I funerali furono celebrati, in forma strettamente privata, a Molteno. Alle esequie c’erano solo la famiglia e altre 20 persone, tra cui, ovviamente, Mogol.

E così l’Italia perse uno dei più grandi e geniali artisti contemporanei, al pari di miti come Lennon, Elvis, Dylan ecc ecc., uno di quegli artisti che pur emulato da molti, nella sua artisticità non fu mai eguagliato e superato da nessun altro, almeno nel nostro paese…e almeno fino adesso.

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