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L’uomo che non poteva piangere” articolo-tributo di Bono Vox su Nelson Mandela postato sul sito del Time

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Articolo di Mela Giannini.
Inizia così il ricordo di Bono Vox degli U2, in un articolo per il Time, dal titolo “L’uomo che non poteva piangere” :
Come un militante qualsiasi, sin da quando ero un adolescente, facevo tutto quello che Mandela mi diceva di fare

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In tanti del mondo della Politica, della Cultura, dello Sport, dello spettacolo e della musica, nel giorno della morte di Nelson Mandela hanno espresso pensieri di cordoglio sui social e non solo.
Uno su tutti spicca, ed è quello di Bono Vox, che ha addirittura scritto un articolo per ricordare Madiba sul sito del TIME.

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Ne riportiamo alcuni passaggi fondamentali:

“Da attivista, ho fatto praticamente quello che Nelson Mandela mi ha detto di fare fin da quando ero un adolescente.
È stato una presenza forte nella mia vita fin dal 1979, quando gli U2 presero per la prima volta posizione contro l’apartheid.
E lui ha ricoperto una grande importanza nella coscienza irlandese anche da prima di allora.
La gente irlandese si rapportava senza sforzo alcuno al concetto della soggiogazione a delle maggioranze etniche.[…]

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Mandela vedeva la povertà estrema come una manifestazione dello stesso tipo di lotta […].
(Diceva, ndr) “Così come la schiavitù e l’apartheid, la povertà non è uno stato naturale ma è creata dall’uomo, e può essere superata. A volte a una certa generazione va il compito di essere grande. Voi potete essere quella generazione”.
Di sicuro, è stato Mandela a essere grande.

Il suo ruolo nel movimento contro la povertà estrema è stato cruciale. Ha lavorato per una cancellazione del debito ancora più estesa, per il raddoppio dell’assistenza internazionale in tutta l’Africa sub-sahariana, per combattere la corruzione nei settori del commercio e degli investimenti privati.
Senza la sua leadership, avremmo mai potuto vedere il numero delle persone malate di AIDS con accesso ai farmaci aumentare fino a 9 milioni 700mila e le morti infantili diminuire di 2 milioni 700mila ogni anno? […] La sua indispensabilità non può essere provata con la matematica e i calcoli, ma io so a cosa credo…

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È stato lui a resettare l’idea di Africa: da un continente nel caos a un’immagine molto più romantica, coerente con la maestosità degli scenari e la nobiltà dei suoi abitanti, anche i più poveri […] Di sicuro il refrain “Africa rising” andrebbe attribuito a Madiba […].

Non ha mai avuto dubbi che il suo continente avrebbe trionfato nel Ventunesimo secolo:
Siamo non solo la gente con la storia più antica”, disse proprio a me, “Ma anche quelli con il futuro più brillante”.

Sapeva che l’Africa era ricca di petrolio, gas, minerali, terra e – sopra ogni altra cosa – persone.
Ma sapeva anche che :
a causa del nostro passato coloniale, gli africani ancora non credono che queste cose preziose possano spettare loro”.
E ridendo, aggiungeva:
Possono trovare tante persone a nord dell’Equatore che la pensano nella stessa maniera”. […]

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Mi disse una volta che Margaret Thatcher aveva donato personalmente 20.000 sterline alla sua fondazione.
Ma come hai fatto?”. La Iron Lady era famosa perché teneva stretti i lacci della sua borsetta. “Ho chiesto”, disse lui ridendo.
Non otterrai mai quello che desideri se non lo chiedi”.
Poi abbassò la voce come se stesse dicendomi un segreto e mi disse che alcuni dei suoi collaboratori erano rimasti nauseati dalla donazione perché “aveva provato a distruggere il movimento”.
La sua risposta: “E De Klerk non schiacciava la nostra gente come mosche? La settimana prossima ho appuntamento con lui per prendere il tè… Ma il conto lo paga lui
(in altre occasioni lo sentii lodare il coraggio di F.W. de Klerk, ultimo presidente del Sudafrica sotto l’apartheid, anche lui con una prigione dalla quale evadere: il pregiudizio nel modo in cui era stato educato. Il suo ruolo in questo dramma storico non va dimenticato).

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Le risate, non le lacrime, erano la risorsa cui Madiba si affidava più spesso.
Tranne in un’occasione, quando quasi lo vidi scoppiare a piangere. Eravamo a Robben Island, nel cortile fuori dalla cella nella quale aveva trascorso 18 dei 27 anni passati in prigione. […]

Uno dei suoi compagni di cella mi disse che il risultato per aver lavorato nella cava di calce non era la cecità che può risultare subendo tutti i giorni quel riflesso bianco.
Mandela poteva ancora vedere, ma i dotti lacrimali danneggiati dalla polvere l’avevano lasciato incapace di piangere.

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Nei momenti di dubbio o di rabbia, non poteva produrre lacrime. Nel 1994 si sottopose a un intervento per sistemare la cosa. Poté tornare a piangere.

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Link dell’Articolo-Tributo del TIME :
http://world.time.com/2013/12/05/bono-the-man-who-could-not-cry/

 

Intanto gli U2 hanno scritto una canzone,Ordinary Love“, che farà parte della colonna sonora di un  prossimo film in uscita che racconta la storia del Grande Nelson Mandel, “Long Walk to Freedom” diretto da Justin Chadwick e interpetato da Idris Elba e Naomi Watts, nei panni, rispettivamente, di Mandela  e di sua moglie Winnie, è tratto dall’autobiografia Lungo cammino verso la libertà” che Mandela ha scritto per raccontare la sua lotta contro l’apartheid durante il  corso della sua vita, gran parte passata ingiustamente in carcere… libro che fu pubblicato nel 2005.

Link Articolo di riferimento sul nostro Blog: http://www.thetimeinmusic.com/?p=1282

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Il Video/Lyric Ufficiale di “Ordinary Love” degli U2-canzone della colonna sonora del Film Long Walk to Freedom”.
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