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Quattro anni fa moriva Amy Winehouse

Il 23 Luglio del 2011 moriva una grande artista, una grande voce, Amy Winehouse.

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di Mela Giannini

Quattro anni fa, nella giornata odierna, proprio in queste ore mentre vi scrivo, le agenzie stampa di tutto il mondo battevano una notizia che, chi ama davvero la musica, non avrebbe mai voluto leggere ed ascoltare.

23 Luglio 2011: Alle 15:53, al numero 30 di Camden Square, Amy Jade Winehouse è stata trovata morta nel suo letto. Sul posto sono accorse due autombulanze, ma il personale medico non ha potuto fare altro che constatare il decesso.

BOOM! Mezzo mondo della musica, addetti ai lavori, fans, giornalisti, musicisti, produttori rimangono senza parole, sicuramente ognuno è rimasto, almeno per un attimo, in religioso silenzio, attoniti, increduli e terribilmente straziati dal dolore.

Quel GENIO aveva 27 anni…si, gli anni mitici del Club 27, gli anni in cui il destino di alcuni grandi, controversi, anticonformisti, geniali, unici e inimitabili artisti, si sono dati appuntamento, passando attraverso i propri tormenti dell’anima, ognuno mano nella mano con i  propri fantasmi.

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E così, quel 23 Luglio del 2011 Amy raggiunge altre anime elette, come quella di Jim Morrison, Jimi Hendrix, Brian Jones, Janis Joplin e Kurt Cobain, tutti morti all’età di 27 anni, tutti refrattari all’umano vivere convenzionale, tutti terribilmente sensibili tanto da non saper sostenere la leggerezza del vivere (o dell’essere, come diceva Milan Kundera).

Eppure non sarebbe dovuta essere una notizia che coglieva di sorpresa, perchè negli ultimi periodi, negli ultimi mesi, settimane e giorni della sua vita, Amy aveva mostrato un decadimento che straziava i cuori.

Rimane nella mente un concerto in particolare, quello del il 18 giugno del 2011, al Tuborg Festival, davanti a 20mila persone a Kalemegdan Park, a Belgrado. Amy era l’ombra di se stessa, sbiascicava, non cantava. Non ricordava le parole delle canzoni, non riusciva a stare in piedi, era in uno stato palesemente confusionario. Abbandonò il palco per ben tre volte e per tre volte gli avidi manager, che l’hanno sfruttata fino all’ultimo, l’hanno rimandata indietro sul palco…mentre i musicisti e coristi, con professionalità e dignità, l’hanno sostenuta e hanno continuato a suonare e cantare.

Una delle sue più belle interpretazioni, qui con Tony Bennet
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Rimarrà di lei la sua incredibile voce, il suo incredibile e inimitabile modo di cantare, la sua essenza stessa di artista, che tutto trasformava e impreziosiva quando le note e le parole di una canzone passavano attraverso la sua voce, avendo prima toccato l’empatico battito del suo cuore e il tormento e la genuinità della sua anima. Rimane di lei il suo modo d’essere e di mostrarsi, mai frutto di studi di immagine, per quanto potesse sembrare invece il contrario. Ma lei, che ci si creda o meno, era così, era lei, lei con quei capelli, quel trucco accentuato sugli occhi e il suo particolare modo di vestire…lei, tutta vera, fino in fondo, fino alla morte!

Foto Gallery della Mostra a San Francisco: ”Amy Winehouse: a family portrait
(Fonte foto AFP)
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In questi giorni, il Contemporary Jewish Museum di San Francisco ha dedicato una retrospettiva ad Amy Winehouse. Ritratti di famiglia, dall’infanzia fino al successo. Il titolo della mostra è  ”Amy Winehouse: a family portrait”. L’evento è stato organizzato dal Jewish Museum di Londra, in  collaborazione con la famiglia, con il padre.

Contemporaneamente a questa mostra, è uscito nel Regno Unito un docu-film molto contestato dal padre di Amy, documentario dal titolo “Amy: The girl behind the name“. In Italia uscirà il 15 settembre.

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