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Roger Waters a Jon Bon Jovi : Il dado è tratto, avete fatto la vostra scelta, non siete dalla parte della giustizia!

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di Mela Giannini

I Bon Jovi ignorano la lettera aperta di Roger Waters (pubblicata da Salon) e come previsto si esibiscono in concerto in Israele, a Tel Aviv, una tappa del loro attuale Tour.

Il concerto in questione si è tenuto il 3 Ottobre e la lettera dell’ex Pink Floyd risale a poco prima, subito dopo una intervista rilasciata dallo stesso Jon Bon Jovi al giornale israeliano Yediot Ahronoth, che pur non esprimendo nessun pensiero o opinione politica, ha fatto indignare “l’uomo del muro“…o meglio, l’uomo “contro” tutti i MURI e le guerre, per essere più precisi.

Jon Bon Jovi, inoltre, non ha dato un seguito “serio” alla missiva di Waters, anzi, la sua reazione è stata alquanto sprezzante:
Sì, ho sentito [sottintendendo Roger Waters], ma non mi interessa. Ho detto al mio manager di dare una semplice risposta, al proposito: andrò in Israele e sono eccitato di andarci. Ci sono dei posti dove non sono mai stato, e Israele è uno di questi, quindi non vedo l’ora. Ci staremo per qualche giorno e cercheremo di vedere più cose possibile

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Roger Waters non ha mai fatto mistero della sua solidarietà verso il popolo palestinese defraudato, a suo dire (e chi scrive è d’accordo), delle sue terre in Medio Oriente. Da sempre Waters ha cercato di dissuadere (senza troppo successo purtroppo) i suoi colleghi dall’esibirsi in Israele, per protestare contro la politica del governo Israeliano nei confronti del popolo palestinese, invitando tutti in ad sorta di boicottaggio globale, da parte del mondo musicale. Lo chiese a Dionne Warwick, ai Rolling Stones, ad Alan Parson e altri, ma in pochi lo hanno ascoltato.

Chi come me ha potuto vedere recentemente il bellissimo film “The Wall“, un colossale monumento artistico contro tutte le ingiustizie, tutti i muri, fisici e metaforici – che ci portano a guerre fratricide inutili e alla morte, fisica e dell’anima, dell’uomo – può ben capire, se ce ne fosse ancora bisogno, il pensiero di Waters, può capire quanto lui sia sinceramente, emotivamente e intellettualmente, convinto e coinvolto in questa sua immane battaglia finalizzata a toccare le coscienze della gente, affinchè la verità sia “VISIBILE”, affinchè la gente capisca quello che c’è dietro le cose che ci dicono, ci insegnano e ci fanno vedere, affinchè la gente, e soprattutto i giovani, pensino con il proprio cervello e scelgano la pace, la giustizia, la tolleranza, l’uguaglianza e il rispetto verso tutti.

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Questa la lettera aperta di Roger Waters

Cari Jon Bon Jovi, David Bryan e Tico Torres,
In passato ho spesso scritto dettagliate lettere, e qualche volta persuasive, ai colleghi dell’ambiente musicale, cercando di incoraggiarli a non dare credito al governo di Israele e alle sue politiche di apartheid, rifiutanto di esibirsi in Israele. Avendo letto i commenti di Jon nello Yediot Ahronoth della scorsa settimana, non mi sprecherò a scrivere parallelismi con l’apartheid in Sudafrica e la posizione morale sostenuta da alcuni artisti in passato, e da molti adesso, nel corso delle lunghe decadi di oppressione israeliana ai Palestinesi.
Il dado è tratto. Suonando a Tel Aviv, avete fatto una scelta. Avete scelto di stare al fianco di chi ha bruciato vivo un bambino di 18 mesi [qui Roger parla di Ali Saad Dawabsheh, vittima lo scorso luglio di un attentato a Nablus condotto da estremisti israeliani] e di chi ha ucciso Rachel Corrie [e qui si riferisce all’attivista americana ferita mortalmente dall’esercito israeliano durante una protesta]
Avete scelto di stare con il soldato che ha sparato ai piedi del calciatore, con il marinaio che ha bombardato i bambini in spiaggia, con il cecchino che ha ucciso il bambino con la maglietta verde […] e il ministero della Giustizia che ha chiesto il genocidio.
Avete avuto l’opportunità di stare dalla parte della giustizia, al fianco del pilota che si è rifiutato di bombardare un campo profughi, del ragazzo che ha scelto 8 anni di prigione invece del servizio militare, del dottore al quale è stato negato l’ingresso [a Gaza] per salvare vite, con il contadino che è stato accoltellato per marciare attraverso il muro, con il bambino senza una gamba che cresce tra le macerie e tutti i 550 che non cresceranno mai
per colpa dei missili e dei carrarmati e delle munizioni che abbiamo mandato noi.
La morte non può ricordarvi crimini che non conoscete. Ma ricordate: ‘Rimanere indifferenti e in silenzio è il crimine più grande
Roger Waters

 

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