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Sottocultura spacciata per “CULTURA” dalle istituzioni Italiane: Allevi docet

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di Mela Giannini
Son periodi difficili per la “cultura” di questi tempi. Stiamo vivendo una sorta di “oscurantismo culturale” che sta facendo precipitare la nostra società in derive inquietanti.

Eppure la cultura non è argomento da sottovalutare, e nemmeno da minimizzare, perchè da essa dipende l’emancipazione sociale di un popolo. Purtroppo, proprio chi è preposto, a livello istituzionale, a promuovere, sostenere e preservare la cultura, pecca di latitanza, o ancor peggio di superficialità. Anzi, in taluni casi sono proprio le istituzioni ad essere i primi responsabili del degrado culturale che ci pervade in questo periodo.
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Ennesima riprova di quanto sopra, è stato un articolo di diversi mesi fa che non avevo ancora letto,  articolo che mi ha lasciata davvero perplessa, se non scioccata. L’articolo in questione parlava di un avvenimento che mi ero “persa”, ossia che Giovanni Allevi, qualche tempo fa, è stato invitato a suonare e ad avere delle “onorificenze” presso il Senato della Repubblica Italiana …e non solo, perchè c’è anche un prestigioso “premio” di mezzo, il Premio Ciampi.

villaggio

Quello che qui è in discussione, non è il “personaggio commerciale” di Allevi (e anche di Giulia Mazzoni, elemento dello stessa scuderia di Allevi), perchè il mercato, a volte,  è purtroppo cosa poco seria, in quanto il fruitore – spesse volte plagiato da campagne di marketing senza ritegno– è libero di comprare anche il nulla assoluto.
Quello che è inaccettabile è la legittimazione culturale che viene riservata a certi “personaggi”, in luoghi simbolo delle nostre istituzioni. Avallare culturalmente simili nullità culturali , da parte delle nostre istituzioni, è gravissimo, è come avallare un modo di fare che premia solo l’apparenza invece che la serietà dell’arte, E’ come se le istituzioni premiassero il falso” invece che l’onestà intellettiva, figlia della vera cultura e della vera arte, umiliando chi davvero, con sacrificio e serietà, si dedica alla musica e al suo studio.

Quest’ennesimo “sfregio” alla cultura, ha fatto “sbottare” gente che davvero della cultura e arte ne ha fatto un motivo di vita, e parlo del maestro Uto Ughi, che non le ha mandate a dire. Il grande violinista Ughi ha sottolineando la “desolazione” di quanto accaduto, lasciandosi andare ad uno sfogo tanto esaustivo quanto diretto e tagliente, e parlando di “trionfo del relativismo: la scienza del nulla“, ovviamente riferendosi ad Allevi &Co.

In sunto, questo quanto detto dal maestro:
Che spettacolo desolante! Vedere le massime autorità dello Stato osannare questo modestissimo musicista. Pianista? Ma lui si crede anche compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che più mi dà fastidio è l’investimento mediatico che è stato fatto su un interprete mai originale e privo del tutto di umiltà. Il suo successo è il termometro perfetto della situazione del nostro paese: prevalgono sempre le apparenze. Le composizioni sono musicalmente risibili e questa modestia di risultati viene accompagnata da dichiarazioni che esaltano la presunta originalità dell’interprete. Se cita dei grandi pianisti del passato, lo fa per rimarcare che a differenza di loro lui è ‘anche’ un compositore. Così offende le interpretazioni davvero grandi: lui è un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro. Il suo successo è una conseguenza del trionfo del relativismo: la scienza del nulla, come ha scritto Claudio Magris. In altri tempi non sarebbe stato ammesso al Conservatorio […] Non ha alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica, né con la vecchia né con la nuova. Questo è un equivoco intollerabile. E perfino nel suo campo, ci sono pianisti, cantanti, strumentisti, compositori assai più rilevanti di lui […] Si tratta di un’esaltazione collettiva e parossistica dietro alla quale agisce evidentemente un forte investimento di marketing […] Lui si ritiene un profeta della nuova musica, ma forse non è neppure il vero responsabile di quello che dice”.

Ughi

Un premio va indubbiamente alle capacità di uno staff di produttori, manager e ufficio stampa che sono riusciti a creare a tavolino personaggi “vendibili”- Giovanni Allevi e Giulia Mazzoni – spacciandoli per i moderni Mozart e Glenn Gould, pur essendo musicisti dallo scarso talento, esecutori mediocri, compositori scarsi e di bassissimo spessore artistico …specie per quanto riguarda Allevi, che ha nel suo noiosissimo repertorio, musica che può essere solo catalogata come musica per sale d’attesa o centri commerciali, o al massimo per ascensori.

Ovviamente l’alacre lavoro di potenti uffici stampa sarebbe nullo se in questa equazione non ci fossero giornalisti e critici accondiscendenti, nella migliore delle ipotesi, e assolutamente incompetenti, nella peggiore delle ipotesi.

La genialità dei produttori che hanno dato vita a queste inconsapevoli (perchè loro, Allevi e Mazzoni,  colpe non ne hanno…loro credono davvero alle corbellerie che gli hanno inculcato) “marionette musicali“, sta nel fatto di aver capito quale era la zona vuota che, la mancanza di cultura musicale classica (specie quella derivante dalle scuole), aveva creato tra i fruitori musicali, soprattutto giovani (e anche meno giovani). Per cui, con una intelligentissima operazione di marketing, fatta di paragoni/provocazioni (e solo quelli) con i grandi della musica che furono – una operazione che sta in piedi grazie a tante parole e quattro strimpellamenti, che di classico hanno solo lo strumento su cui
si suona
– hanno creato personaggi a tavolino, personaggi circondati da una aurea artefatta, pseudo poetica e filosofica…tutto davvero imbarazzante.

Non c’è bisogno d’essere dei grandi professionisti o grandi conoscitori del pentagramma per capire quanto le capacità artistiche dei due personaggi in oggetto siano risibili. Tanto è mediocre la loro preparazione artistica che, anche chi ha un’educazione musicale di base, può facilmente capire i grandi limiti musicali dei due ragazzi.

Il divario tra i due e grandi esecutori come ad esempio Pollini o Bollani è abissale, ma anche il divario tra grandi compositori come Morricone o Piovani è immane, per non parlare di quanto RIDICOLO sia l’accostamento tra questi ragazzi e grandi artisti come Satie, Chopin o addirittura Mozart o Beethoven, artista quest’ultimo che Allevi, grazie ad una trovata pubblicitaria del suo ufficio stampa, ha criticato definendolo un artista a cui mancava il ritmo.

In una nazione che nei lustri passati ha fatto della cultura il suo vessillo più prestigioso, essendo stata la terra che ha dato i natali a nomi tra i  più importanti dell’arte di tutti i tempi, è davvero triste assistere ad un degrado culturale che parte dagli scanni dei legislatori, che dimostrano non solo di non avere capacità di infondere nel popolo, nella gente, il senso della vera cultura, ma dimostrano soprattutto di  non rispettare nemmeno la storia, il grande “passato” che ha fatto grande la terra italica.

Ed è proprio vero quello che dice tristemente il Maestro Ughi citando Claudio Magris, ossia che oggi stiamo assistendo al “trionfo del relativismo: la scienza del nulla“!

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